Palazzo BarbieriVERONA ODIA VERONA

C’è una Verona che ride ed una Verona che piange. C’è la Verona dei politici, degli amministratori pubblici, che la crisi neppure sanno cosa sia. E c’è la Verona dei cassintegrati, delle imprese che chiudono, dei disoccupati disperati, che vivono tragedie quotidiane.

La prima odia la seconda.

Due esempi.

C’è la Verona dell’Aeroporto Catullo, quella che ride per le assunzioni dei soliti cognomi noti, per gli aumenti di stipendio e per i premi ad alcuni dipendenti fortunati, e quella che piange per le 212 famiglie dei lavoratori cassintegrati lo scorso Natale, alle quali qualche giorno fa se ne sono aggiunte ulteriori 12 (silenzio assoluto da parte di tutti, ovviamente).

C’è la Verona della Mazzi Costruzioni, quella dell’impresario che ride per aver ottenuto l’appalto delle grandi opere locali (Traforo e Filobus tanto per citare le due principali), e quella che piange, come le famiglie degli 88 dipendenti che da mesi non ricevono gli stipendi (così, il segretario Cisl Castellani, sul Corriere di Verona del 24.05: “Siamo di fronte ad un pessimo esempio di imprenditori che si disinteressano completamente dei propri dipendenti e della società per curare solo i propri interessi“).

Due città si contrappongono: i pochi contro i tanti, gli “eletti” contro i “normali”. Quelli che se la ridono contro quelli che si disperano.

Superfluo dire da che parte stiamo.

Michele Croce

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