TOSI vs. REPORT (seconda puntata)

Tosi e RanucciProsegue il confronto tra le affermazioni della Fondazione di Tosi (in blu) ed il coautore di Report Sigfrido Ranucci (in rosso).
Siamo al cuore dell’inchiesta: i Forte, le famiglie crotonesi stabilitesi a Verona, gli appalti, i Vrenna, i clan della ‘ndrangheta.
Secondo Tosi gente pulita, lavoratori onesti, imprenditori limpidi e senza precedenti.
Secondo quanto documentato da Report esattamente l’opposto.
Ma è meglio che leggiate e vi teniate forte sulla sedia.

NEWSLETTER 21 | 17 APRILE 2014
Report ha poi deciso di infangare direttamente alcune persone, nomi e cognomi alla mano. Ossia Giovanni Forte e Roberto Forte, che sono il padre e il fratello di Katia Forte, consigliere del Comune di Verona che ha organizzato la visita a Crotone, e poi Raffaele Vrenna, presidente del Crotone Calcio.
Partiamo dalla famiglia di Katia Forte. Di suo padre, Report afferma “è stato condannato nella tangentopoli veronese per aver pagato una stecca da 200 milioni di lire in cambio di appalti”. Niente di più falso. Giovanni Forte è stato prosciolto da ogni accusa già nel dicembre 2008.
Falso quello che scrive la Fondazione.
Giovanni Pompei Forte è stato condannato con sentenza di applicazione della pena il 16 marzo 1995 per corruzione aggravata commessa a Verona nel 1992 e per il reato di violazione della norme sul finanziamento dei partiti politici commesso a Verona sempre nel 1992 (http://legislature.camera.it/_dati/leg11/lavori/stampati/pdf/38140.pdf).
Come si legge negli atti della Camera dei Deputati è stato lo stesso Pompei Forte, una volta saputo dell’esistenza di un’inchiesta della magistratura a presentarsi e ad ammettere di aver versato la tangente di 200 milioni di lire.
Inoltre è stato accusato di corruzione commessa a Colognola ai Colli (VR) nel 1991.
Per tutto questo è stato condannato a 1 anno e 3 mesi di reclusione per i quali ha beneficiato della condizionale.
Inoltre in passato era stato condannato per violazione delle norme sull’Ina Casa e per aver emesso assegni a vuoto, reati abbonati perchè è stata applicata l’amnistia del 1978.
Il proscioglimento del 2008 a cui fa cenno la Newsletter della Fondazione di Tosi riguarda un’altra inchiesta del 2005, nella quale Pompei Forte fu accusato di essere un collettore per le tangenti (http://archiviostorico.corriere.it/2005/maggio/25/Tangenti_arrestato_segretario_Burlando_Inchiesta_co_8_050525044.shtml).

Riguardo suo fratello, invece, Report insinua “un subappalto di 3 milioni di euro è finito nelle tasche dell’azienda di Roberto Forte”. Falso, ancora una volta. Primo perché la ditta del fratello di Katia Forte fatturava tra i 350 e i 400 mila euro all’’anno, perciò è impossibile che avesse un appalto da 3 milioni di euro, e secondo perché il fratello chiuse la ditta nel 2007 proprio perché non veniva pagato dagli enti. Vogliamo inoltre evidenziare che all’epoca Katia Forte (primavera 2007) non era ancora consigliere comunale.
Anche qui è falso quello che scrive la Newsletter della Fondazione di Tosi.
Basta leggere gli atti della seconda tranche dell’inchiesta sull’Agec: Roberto Forte ottiene un subappalto dalla Velox Servizi che se l’era originariamente aggiudicato per la pulizia delle mense scolastiche per gli anni 2010-2013 del valore complessivo di circa 3 milioni di euro. Un subappalto che secondo il P.M. della Procura di Verona dott. Gennaro Ottaviano non doveva essere concesso dai dirigenti Agec.

Per quanto riguarda i libri che vediamo distribuire tra i presenti alla cena da parte di Katia Forte, si tratta dei Libri del Comune 2012, un’’edizione dedicata al centenario del Consiglio Comunale di Verona, acquistati proprio da Katia Forte e con cui sono state omaggiate le istituzioni crotonesi che li hanno ospitati quella sera. Quindi non erano assolutamente dei premi, come si è inventato Report.
Premi o omaggi? Che differenza c’è?

Infine, chi ha pagato la cena? Katia Forte e il padre Giovanni Forte. Questa è la verità. Raffaele Vrenna NON ha pagato la cena, a differenza di quanto sostenuto da Report. Vrenna è stato ringraziato per aver omaggiato i rappresentanti istituzionali della serata con dei libri fotografici su Le Due Sicilie, e niente più. Potete ascoltare la spiegazione data direttamente da Katia Forte durante la conferenza stampa tenutasi presso il Comune di Verona lo scorso 8 aprile cliccando qui.
Report ha semplicemente riportato quanto registrato nel corso della cena dai presenti. Si dice che Katia Forte abbia pagato la cena, bene. Ma lei lo sapeva? Perchè sarebbe stato bene che qualcuno l’avesse avvisata prima, visto che è lei stessa, come si sente chiaramente nel filmato, che “ringrazia l’amico Raffaele Vrenna in quanto sponsor della serata”. Che vuol dire sponsor? Cosa ha sponsorizzato? Se non ha pagato la cena allora ha sponsorizzato la Fondazione di Tosi? Dovrebbe chiarire il senso di quelle parole oltre che esibire la fattura del pranzo pagato.

Aggiungiamo due parole sul caso di Raffaele Vrenna. Qualcuno qui sembra confondere con un reato il semplice sedersi a tavola con Raffaele Vrenna, presidente del Crotone Calcio, accusato di infiltrazioni e poi completamente assolto in Cassazione. Lo stesso Vrenna ha dichiarato “Le accuse che mi sono state rivolte hanno già ricevuto il definitivo sigillo della Suprema Corte di Cassazione, la quale ha escluso la sussistenza dei fatti che mi sono stati contestati”. Definirlo un “imprenditore border-line” non ci sembra proprio il caso.
Raffaele Vrenna è l’imprenditore più ricco e più potente di Crotone. E’ a capo della holding V&V, guidata insieme al fratello Gianni, a cui fa capo la Sovreco s.p.a., monopolista nel settore dei rifiuti in provincia di Crotone, ed è presidente del f.c. Crotone, ma Raffaele Vrenna è cugino di secondo grado del capo cosca storico dei Vrenna, Zù Luigi (i nonni di Raffaele e Zù Luigi erano fratelli). Nel 2006 è stato al centro di un’inchiesta per concorso esterno in associazione mafiosa, denominata operazione Puma. In sintesi, Vrenna era accusato di aver realizzato un’operazione immobiliare insieme alla cosca Maesano di Vibo Valentia. Condannato in primo grado alla fine viene assolto.
Dopo l’assoluzione però viene definito, non da Report, ma  dal Capo della DDA di Catanzaro nel corso di un’audizione alla commissione parlamentare antimafia  “un imprenditore border line”. Nel corso della stessa audizione il Capo della DDA si lamenta velatamente anche dell’ assoluzione di Raffaele Vrenna.
Va tenuto presente che nella fase iniziale dell’appello, quando l’accusa era ancora sostenuta dal magistrato Bruni, il magistrato aveva provato a far mettere agli atti le dichiarazioni di ben tre pentiti, Luigi Bonaventura (che e’ un parente di Raffaele Vrenna),  Marino e Bumbaca, che avevano raccontato nei dettagli i rapporti stretti tra Raffaele Vrenna e la cosca Vrenna, definendolo organico alla famiglia mafiosa. Ma siccome il procedimento era per il legame con la cosca Maesano e non Vrenna, i verbali non vennero ammessi e  attualmente sono finiti al vaglio della procura di Catanzaro.

Ancora una volta, quindi, il programma di Rai Tre ha costruito una cosa non vera. Tra pochi giorni sarà direttamente Flavio Tosi a spiegarvi la verità, a raccontarvi come sono andate realmente tutte queste cose.
Giudichino i veronesi.

A domani con la terza ed ultima puntata: le domande di Report senza risposta da parte di Tosi.

Michele Croce

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Michele Croce

Michele Croce
Presidente Verona Pulita - A maggio 2012 credo nel modello Tosi e sono eletto nella sua lista. Poi scopro che non è oro tutto ció che luccica... È l'ora di Verona Pulita.

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