corruzioneL’EQUAZIONE DELLA CORRUZIONE

Sul perché esista la corruzione si sono scritti numerosi volumi. Alcuni hanno sottolineato che la corruzione è il risultato di un imperfetto sviluppo politico, altri hanno sottolineato invece come possa servire per oliare il sistema e renderlo più funzionante, altri hanno cercato di fornire una spiegazione culturale della corruzione, ed altri infine hanno cercato di spiegarla in termini istituzionali. Insomma sviluppo politico, funzionalità, cultura ed istituzioni sono state tutte utilizzate per spiegare perché via sia la corruzione. Al contrario di queste spiegazioni che hanno tutte un approccio macro, cioè sociale o aggregato, altri studi si sono chiesti invece perché un determinato individuo (approccio micro) sia o diventi corrotto. Una di queste spiegazioni, formulata da Klitgard nel 1998, ci dice che la propensione di un individuo ad essere corrotto dipende da tre fattori: dal fatto che l’ufficiale pubblico abbia o meno una sorta di potere di monopolio, che abbia ampi margini di discrezionalità e che non debba render conto del suo operato—cosa che in inglese si esprime con il termine accountability e che io chiamo qui responsabilità, proprio nel senso di dare delle risposte, render conto e giustificare le proprie azioni. Klitgard ha utilizzato queste tre variabili per formulare un’equazione della corruzione:

Corruzione = Monopolio + Discrezionalità – Responsabilità

Questa equazione offre una lezione chiara, ovvero che per combattere la corruzione si devono contrastare le condizioni in cui ad un pubblico ufficiale è permesso di aver una sorta di potere di monopolio, si devono ridurre i margini di discrezionalità (non si deve agire secondo l’umore o l’inclinazione del momento, ma si devono seguire dei protocolli) e, soprattutto, si deve esigere che i pubblici ufficiali, gli amministratori pubblici, i governanti rendano regolarmente conto del loro operato — che spieghino cioè cosa hanno fatto, perché, a quale costo e con quale risultato. Gli studi condotti negli anni hanno mostrato che dove questo accade, la corruzione è virtualmente inesistente.

Riccardo Pelizzo

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