charlie reportIntervento di Michele Croce su www.veronasera.it

Il Tribunale di Padova: “Manipolati i file contro Report“.

Si aggira un manipolatore da queste parti.
Un soggetto, evidentemente senza scrupoli, che ha cercato di impedire il reportage-scandalo del coautore di Report Sigfrido Ranucci sul “sistema Verona”, offrendo ai magistrati un frutto avvelenato che aveva il solo scopo di delegittimare sul nascere il lavoro di un giornalista.
C’è chi usa selvaggiamente i mitra per fermare la libertà d’informazione e chi più raffinatamente file manipolati. Proviamo orrore dinanzi ai primi, disgusto dinanzi ai secondi.
La storia è questa. Sigfrido Ranucci sta preparando un’inchiesta sull’amministrazione veronese. Ha in mano informazioni delicate, rapporti tra politici veronesi con famiglie in odore di ’ndrangheta, filmati hard che riguarderebbero il sindaco Tosi e che sarebbero oggetto di ricatto nei suoi confronti. L’inviato di Report fa semplicemente il suo mestiere: si mette in cerca di conferme alle notizie in suo possesso. Alcuni faccendieri vengono a conoscenza del lavoro di Ranucci e avvisano Tosi, e insieme concordano di registrare clandestinamente il giornalista.
I “protagonisti” sono circoscritti: i faccendieri Borsato e Giacobbo che registrarono Ranucci in accordo con Tosi, Flavio Tosi che ricevette i file e li portò al Procuratore Capo di Verona, il responsabile della Fondazione Ricostruiamo il Paese Cristiano Maccagnani che pubblicò i file clandestini sul web.
Proprio in base ai  contenuti delle registrazioni  scaturirono una serie di denunce che stranamente non colpirono chi aveva diffuso quei file, ma la vittima di quelle registrazioni Sigfrido Ranucci.
Tra coloro che hanno querelato c’è anche  l’ex comandante provinciale della Guardia di Finanza di Verona Bruno Biagi, che dopo la trasmissione di Report è finito indagato per i contributi ricevuti dalla moglie dal Comune di Verona e dalla Fiera, concessi per organizzare una mostra di pittura. Biagi denunciò Ranucci per averlo diffamato, quella denuncia venne trattenuta a Verona dal procuratore Schinaia che in soli 23 giorni citò in giudizio il giornalista di Report, certo della sua colpevolezza proprio per quello che aveva sentito in quei file. L’inchiesta poi finisce in quella che avrebbe dovuto essere da subito la sede naturale, Padova, visto che le registrazioni clandestine erano state effettuate in quella città.
Oggi l’archiviazione. E il  Pubblico Ministero di  Padova, Roberto Benedetti scrive: “alla luce anche di indagini tecniche foniche sul CD, le frasi incriminate sono state accostate pur essendo presenti nel contenuto del dialogo in posizioni differenti; nel file audio depositato in Procura sono risultati poi dei tagli o insert dato coerente con manipolazioni o modifiche del dato originale”.
In poche parole quei file sono stati taroccati.
Per mano di chi?
Noi non lo sappiamo. Resta il fatto che tra noi si aggira una persona senza scrupoli, una persona capace di creare prove false per delegittimare come uomo e giornalista l’inviato di Report con il fine ultimo di impedire alla trasmissione giornalistica più famosa d’Italia di fare il suo dovere: squarciare il velo sull’amministrazione locale.
Provo sconcerto di fronte a quest’ultimo episodio che coinvolge Verona e i veronesi. Vigiliamo sui terroristi e sui manipolatori perché in comune hanno il desiderio di limitare la libertà d’informazione, la libertà di tutti noi di essere informati.

Michele Croce

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