cimitero verticaleCi mancava solo questa.
Dopo le assurdità delle sanzioni a chi fa sfama i senzatetto in centro (ordinanza tuttora vigente), della copertura dell’Arena (idea balzana di chi considera le vestigia romane “quattro sassi”), dell’ordinanza per abbattere la coppia di lupi coi loro 7 cuccioli (ora ritirata dopo essere stata sospesa dal Tar), arriva l’ultima che fa sorridere chi ci osserva incuriosito da lontano ma fa arrabbiare i veronesi.
Parliamo del “cimitero verticale” nella foto. Un grattacielo alto 100 metri che il Comune vorrebbe far costruire ad una società privata – la “Cielo Infinito” – per accaparrarsi così una decina di milioni dalla vendita del terreno e riuscire a chiudere un bilancio altrimenti in rosso.
Sarebbe l’edificio più alto della città: adibito a cimitero.
Non è uno scherzo e l’unica giustificazione che il Sindaco di Verona ha avuto il coraggio di dare è agghiacciante: “Noi così salviamo i bilanci“.
Eh no, caro Sindaco, i bilanci al collasso del Comune e delle società partecipate te li salvi in altro modo.
Te li salvi come fanno tutti, a Verona ed in Italia: tirando la cinghia.
Basta con le spese pazze, basta con i soliti consulenti strapagati, il “portavoce” da centinaia di migliaia di euro all’anno, i consigli di amministrazione onnipresenti con sedie pronte per i soliti noti, le aziende comunali coi bilanci in rosso ma riempite di direttori, condirettori, vicedirettori con guadagni da presidenti della repubblica.
Si eliminino i CdA ed il contorno di direttori, condirettori, vicedirettori e si sostituiscano con amministratori delegati (il Salva-Italia lo prevede)!
Si lascino a casa portavoce e consulenti (che vadano a fare i portavoce e le consulenze nel privato, vediamo come faranno)!
Si abbassino le tasse locali, arrivate oramai a livelli insopportabili.
Se il consiglio comunale di Verona è arrivato a discutere del grattacielo per i morti pur di far cassa vuol dire che il Comune è morto.
E noi gli celebreremo il funerale, in nome di tutti i veronesi che non ne possono più di sopportare e tacere. E di tanto squallore.

Michele Croce

Print Friendly, PDF & Email