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10 Apr
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TOSI, ‘NDRANGHETA ed UN ESTREMO GESTO D’AMORE PER LA CITTA’

Le recenti dichiarazioni del Procuratore Capo che confermano l’esistenza di un’indagine riguardante il sindaco TOSI, l’assessore GIORLO ed i loro legami con la ‘NDRANGHETA, se da un lato confortano tutti coloro che hanno un forte desiderio di chiarezza, dall’altro rappresentano un ulteriore terribile colpo all’immagine di una città già fin troppo vulnerata da scandali di ogni genere.
Al sindaco Flavio Tosi, che dice di amare tanto la sua città, chiediamo un estremo gesto d’amore, prenda atto della situazione, faccia un passo indietro e ci aiuti a recuperare prima possibile l’immagine millenaria della nostra città.

Michele Croce

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10 Apr
2

TUTTO FANGO? (di Aventino Frau)

Aventino Frau

Aventino Frau

Il commento alla trasmissione di Report sul sistema Tosi e comunque sulle vicende politico – amministrative di Verona, da parte degli amministratori interessati è stato semplice e categorico: è giornalismo spazzatura, è fango.
Ci pare di ricordare la dichiarazione fatta dal sindaco per le vicende di Giacino prima e dopo il suo arresto: giustizia a orologeria, non ci pare possibile, Giacino è un amico. Più un messaggio che una valutazione.
Ora dicono: è tutto fango.
Non ci sentiamo di dire che abbiano torto. È tutto fango, quello in cui si sono immersi parecchi esponenti della nostra amministrazione.
Non si risponde: questo è vero e questo è falso. Non si dichiara: a quel pranzo non c’ero, quella persona non la conosco, non è vero che si è pagato per far ritirare una querela, i conti della fondazione sono questi, quegli appalti non sono stati dati. Anche il cemento diventa fango.
E sembra un successo il non aver visto un video a luci rosse sul sindaco di Verona. Come se il problema della città risieda nei comportamenti o nelle abitudini sessuali di una persona e non sulla situazione politica e gestionale della stessa città.
C’è una bella differenza tra moralismo e moralità, tra forma e sostanza, tra prediche e fatti.
Cosa ne pensano i tanto cattolici veronesi, i cittadini raccolti in categorie e associazioni, il vescovo di Verona sempre, finora, così vicino alle posizioni e alle attività del Comune e dei suoi amministratori?  Così almeno appariva ai più.
Diceva Montesquieu: “Il potere corrompe, il potere assoluto, corrompe assolutamente”.
Quando anche il popolo concede l’uso di troppo potere, lo rende mitico sull’onda della demagogia e della pubblicità, lo esalta oltre i limiti della giusta considerazione, lo adula anche attraverso i suoi rappresentanti, non può certo poi attendersi l’esercizio della virtù dai potenti.
Anche Robespierre ebbe il massimo del potere, fece ghigliottinare senza pietà, era considerato personalmente integerrimo ma creò le condizioni del terrore, non vide ciò che avveniva intorno a lui. Fini’ sulla stessa ghigliottina tanto usata per gli altri.
Un politico, un leader, deve saper controllare i propri collaboratori, le proprie strutture, deve saper scegliere le persone perché di esse risponde politicamente.
E deve saper controllare se stesso perché dal cavallo bianco del potere si può cadere rovinosamente.

Aventino Frau

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09 Apr
5

SI RISENTE L’AGEC: CON UN ESPOSTO ALL’EX PRESIDENTE CHE NE HA DENUNCIATO IL MALAFFARE …

L'Arena 08.02.14Dopo mesi di silenzio, interrotti solo dall’esordio del neo Presidente Galli Righi che non aveva perso tempo nel tranquillizzare il Sindaco nel puntare a “spegnere i riflettori accesi sull’azienda” (L’Arena, 16.06.2013) e di quello della Direttrice Motta pronta a “fare una bella lezione di diritto a tutti gratis“, forse perchè forte di uno stipendio da 18.846 euro lordi al mese (Corriere di Verona, 09-11/02/2014), prendo atto che finalmente l’Agec fa sentire la sua voce.
Ma la voce non è per tranquilizzare inquilini e cittadini e fornire chiarimenti in relazione a tutte le vicende opache che hanno riguardato Agec, ma per proclamare un’iniziativa nei miei confronti, reo di aver criticato l’azienda nella scelta di reintegrare i cinque dipendenti infedeli tristemente noti per aver patteggiato pene da 18 a 22 mesi di reclusione con la condizionale. Non posso che ribadire quanto già espresso: solidarietà a tali persone ed alle loro famiglie a livello umano, ma profonda inquietudine per la scelta della reintegrazione, indipendentemente dalla circostanza che Agec fosse obbligata a reintegrarli, in relazione alla quale (insieme a molti sindacalisti) nutro forti dubbi. La reintegra di tali soggetti è semplicemente inopportuna e profondamente immorale.
Sulla vicenda della Corte dei Conti, tirata in ballo nel comunicato stampa di Agec, forse il Presidente e la Direttrice non sono aggiornati sugli ultimi atti della Procura della Corte dei Conti – in attesa comunque del giudizio di merito – laddove le presunte spese non utili sarebbero 18mila euro (e non 27mila, né 33mila né 47mila…) e soprattutto dove il principale responsabile sarebbe un funzionario interno di Agec (per l’80%) e non il sottoscritto.
Ricordo ancora che sono stato io ad autodenunciarmi alla Corte dei Conti, caso unico in Italia, proprio alla scopo di fare chiarezza.
Infine una domanda ai vertici di Agec: perché non spiegate ai veronesi i motivi dell’accesso odierno della Guardia di Finanza in sede? E di quello di due settimane fa? Quali documenti i militari sono venuti a sequestrare? Perché nascondete tali fatti alla cittadinanza?
Pulire per ricostruire.

Michele Croce

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08 Apr
5

REPORT e VERONA: ORA TOCCA A PROCURA E PREFETTURA

PREFETTURALa parte più grave, significativa e inquietante delle rivelazioni di Report (clicca qui per guardarlo) è quella che riguarda la presenza di personaggi legati alla ‘ndrangheta e comunque discussi e indagati, i rapporti particolari, politici, amicali, di sponsorizzazione, di presenze negli appalti e nelle attività del Comune di Verona.
I rapporti, documentati ed emersi chiaramente, tra il sindaco Tosi, alcuni suoi assessori e consiglieri e personaggi espressione di tali ambienti non si rivelano solo inopportuni ma lasciano gravi preoccupazioni nella pubblica opinione circa le loro conseguenze.
Emerge la necessità di rispondere ad alcune domande inevitabili per una seria valutazione dei fatti emersi, dei rapporti interpersonali, dei collegamenti politici, delle donazioni o dei finanziamenti, dei pranzi offerti e di tutte quelle attività rivelatrici di rapporti con ambienti malavitosi in Calabria e con loro propaggini nel veronese.
Notoriamente tali forme di sostegno, amicizia, collegamento sono foriere di attività che possono diventare ricattatorie o richiedere contropartite illecite, diventare strumenti di alterazione delle procedure e del buon governo delle pubbliche attività.
Nel quadro della massima fiducia nelle istituzioni che governano la nostra società, da quelle amministrative a quelle giudiziarie, riteniamo che esse abbiano ora l’obbligo istituzionale di indagare sulle vicende emerse, sui loro aspetti a noi ancora sconosciuti, sulle implicazioni nella gestione del Comune, delle sue partecipate, dalla stessa politica veronese.
È un problema che coinvolge le funzioni e le responsabilità del Procuratore Capo di Verona e del Prefetto, rappresentante del Governo nella nostra provincia e nel cui potere c’è pure la valutazione relativa al possibile commissariamento del Comune se le infiltrazioni sono accertate.
E’ alla luce della lettera e dello spirito delle norme per la salvaguardia dalla criminalità organizzata che ci rivolgiamo dunque alla loro attenzione.
Ad essi spetta fugare, con atti responsabili e per quanto possibile celeri, le incertezze, i sospetti, lo sgomento della pubblica opinione.
Ad essi anche interrompere speranze ed azioni della stessa criminalità e far capire che Verona ne rifiuta le influenze e le pressioni
Dobbiamo avere il coraggio di affrontare la verità, di rimediare agli errori commessi, di evitare l’inserimento di germi malavitosi nella nostra società.
Ciò comporta, lo diciamo con grande dolore ed umiliazione, anche giungere al commissariamento della città e consentire la futura ripresa, con le forze sane disponibili che i cittadini sapranno sostenere con il loro democratico consenso.

Michele Croce

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