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22 Apr
1

TOSI vs. REPORT (prima puntata)

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Con un tweet del 17 aprile, @conTOSIiocisono mi invitava a leggere la Newsletter 21 della Fondazione tosiana “Ricostruiamo Il Paese”, dove avremmo trovato alcune risposte alle domande poste da Verona Pulita nell’articolo “Report e le domande senza risposta del sindaco di Verona“.
Letta attentamente la newsletter tosiana, ho chiesto al coautore di Report Sigfrido Ranucci chiarimenti al riguardo.
Ecco le risposte di Ranucci in esclusiva per Verona Pulita, punto per punto (in blu le affermazioni della newsletter tosiana, in rosso le considerazioni di Ranucci).Tosi e Ranucci
Come sempre, lasciamo a ciascun cittadino la libertà di farsi una propria opinione; non possiamo però nasconderci dall’evidenziare una domanda che assilla noi ed i tanti veronesi che incontriamo tutti i giorni: che cosa avrà mai di così tanto speciale la cittadina calabra di Crotone ed i suoi amministratori per aver attirato così tante volte (almeno quattro!) il sindaco di Verona?

Buona lettura con la prima puntata.

NEWSLETTER 21 | 17 APRILE 2014
Gentilissimi, Gentilissime
dedichiamo questa nuova newsletter a uno dei temi più strumentalizzati da Report: Flavio Tosi e il Sud.
Innanzitutto chiariamo che il viaggio di Flavio Tosi nel Centro Sud NON parte da Crotone. Prima di andare a Crotone, infatti, Tosi era già stato a Palermo il 25 ottobre 2013, a Catania il 26 ottobre, a Pescara l’8 novembre e il 13 dicembre, ad Avezzano il 14 novembre e a Salerno e Santa Maria Capua Vetere (Caserta) il 6 dicembre. Tutte tappe testimoniate da fotografie, articoli di giornale, pubblicazioni online sul nostro sito, su Facebook, su Twitter. Perciò dire che il viaggio è partito da Crotone è davvero una grande bugia. E noi le prove le abbiamo.
Era inteso che il viaggio di Report al seguito della Fondazione cominciava da Crotone, e si voleva sottolinearne la singolarità visto che Tosi agli esordi aveva fondato la sua campagna con la Lega con il motto “el leon che se sbrana el teron“.

Per quanto riguarda strettamente il viaggio in Calabria, messo sotto accusa per le cene con presunti “imprenditori in odore di ‘ndrangheta”, vogliamo ricordare che il sindaco di Verona è stato prima di tutto a Catanzaro, dove ha incontrato le autorità locali (Sindaco, Assessori, Consiglieri) e nel pomeriggio il Procuratore Aggiunto della DDA di Catanzaro, per uno scambio di opinioni sul territorio calabrese e veronese. Si è trattato di una visita istituzionale, organizzata da un ex magistrato di Verona ora trasferito alla Procura calabrese.
Tosi ha incontrato con Giorlo il sindaco di Catanzaro Sergio Abramo, che oltre ad essere un suo collega è soprattutto uno dei più ricchi fornitori del comune di Verona, visto che con la sua azienza, la Abramo Printing, stampa le multe dei cittadini veronesi che sono una delle entrate più ricche del bilancio del comune. Un appalto vinto con un bando di gara a firma del comandante dei Vigili Altamura. Come se nel comune di Verona non ci fossero stamperie in grado di eseguire il lavoro.

Nel tardo pomeriggio Tosi è arrivato a Crotone, dove ha partecipato a un incontro pubblico, al quale era presente anche il presidente della Provincia di Crotone, Stano Zurlo. Anche il presidente Zurlo, del gruppo Fratelli d’Italia, ha evidenziato il modo distorto con cui Report ha ricostruito la visita di Tosi, volendo a tutti i costi collegarla ad associazioni malavitose, con lo scopo di metterlo fuori gioco. Per questo Stano Zurlo ha smentito quanto affermato dal programma Rai, dichiarando alle telecamere di Esperia tv che “questa cosa è stata costruita sull’’assioma per cui chiunque ha rapporti con i calabresi ha automaticamente rapporti con la ‘ndrangheta. I calabresi in realtà sono 2 milioni e 980 mila. Solo 5 mila possono essere considerati proprio ‘’ndranghetisti, e 15 mila sono quelli che fiancheggiano, ma gli oltre due milioni restanti sono persone per bene“. Vi consigliamo di ascoltare l’’intervista integrale a Stano Zurlo, molto breve ma significativa, cliccando qui.
Per Stanislao Zurlo, presidente della provincia di Crotone, esponente del Nuovo CentroDestra, scopellitiano fedelissimo ed ex Alleanza Nazionale, è stato chiesto il rinvio a giudizio perchè un suo assessore fu intercettato al telefono mentre stringeva accordi con un esponente della cosca Vrenna per le elezioni, specificando che parlava anche a nome di Zurlo. L’assessore è andato a processo, scagionando inizialmente Zurlo, ma dopo la condanna lo ha rimesso in mezzo. E’ per questo anche per Zurlo ora è stato chiesto il rinvio a giudizio.

Fine della prima puntata. A domani con la seconda dove Fondazione e Ranucci tratteranno delle famiglie calabresi Forte (padre e figli) stabilitisi a Verona e Vrenna (cosca e imprenditore) rimasti a Crotone.

Michele Croce

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18 Apr
4

AGEC: GLI ESPOSTI NON FERMERANNO VERONA PULITA (conferenza stampa)

primo piano in camiciaConferenza stampa di venerdì 18 aprile 2014, ore 11:00, davanti alla sede Agec di Verona.

Il presidente di Agec Galli Righi e la neo direttrice generale Motta hanno presentato all’ordine degli avvocati un ESPOSTO nei miei confronti, “reo” di aver eccessivamente criticato la scelta di reintegrare i 5 dipendenti che hanno patteggiato pene da 1 anno e 6 mesi a 1 anno e 10 mesi.
E’ un tentativo di impedire a Verona Pulita di continuare a fare chiarezza e pulizia nell’amministrazione locale? Ovviamente non ci riusciranno: i veronesi esigono chiarezza, trasparenza, pulizia e risposte da chi li amministra, anche alle domande più scomode, ai fatti più inquietanti. Verona Pulita è qui per questo: per pulire e ricostruire.

Perchè invece i vertici Agec non si preoccupano di questi FATTI? Perchè glissano, sfuggono, omettono di dare risposte convincenti?

Reintegrazione dei 5 lavoratori che hanno patteggiato le pene: Agec non aveva alcun obbligo di reintegrarli, come ha spiegato Gaetano Iannuzzi, del sindacato UIL Verona. Anzi, proprio secondo il Ccnl vigente quei lavoratori infedeli avrebbero potuto essere licenziati.

Lavoratori cimiteriali: appalto Agec a consortile Bonazzi-CSM, che ad oggi non ha pagato a 15 lavoratori assunti tramite l’agenzia Inlavoro: tfr 2013, 13ema, gennaio, febbraio, marzo.
Il lavoratore Piergiorgio Fraccari per conto di tutti aveva scritto a InLavoro e consortile Bonazzi-CSM per far presente la situazione insostenibile: per tutta risposta è stato lasciato a casa, anche “grazie” all’intervento di un dirigente di Agec.

Carriere: promozioni e progressioni di carriera ben mirate, passate e recenti. Come ad esempio quella che ha coinvolto la famiglia Legramandi. Lui, Stefano Legramandi, Lista Tosi, già Presidente ed ora Vice-Presidente di Amia S.p.A.: assunto con la qualifica di operaio e rimasto al 4 livello per oltre venti anni, ma dopo che è stato nominato dal sindaco Presidente di Amia ha goduto di una formidabile progressione in Agec tanto da arrivare all’8 livello responsabile URP (specializzazioni – titoli di studio: zero).
La moglie Z.V., proposta dalla neo Direttrice di salire dal 6 all’ 8 livello (funzionario – capo sezione servizi inquilinato).
La sorella C.L., assunta in Amia all’epoca del Legramandi Presidente.

Collaborazioni: appena insediata la neo Direttrice ha stipulato un contratto di collaborazione con il giornalista R.C. per il ruolo di “addetto stampa”. A titolo oneroso. Ma un giornalista (M.C.) c’era e c’è già in azienda, con titolo idoneo (pubblicista, come lo era l’ex Dirett. Resp. dell’agenzia stampa Tartaglia), con esperienza specifica fuori e dentro l’azienda (fu addetto stampa a titolo gratuito con la presidenza Croce). Perché allora ricorrere ad un collaboratore esterno? Perché gravare di un costo l’azienda?
Forse perché M.C. aveva collaborato con Croce e per aver eseguito delle ispezioni all’anagrafe su incarico dell’allora presidente all’epoca dei famosi esposti, era stato “sanzionato” (un’ora di multa…) dall’ex D.G. Tartaglia?

La Guardia di Finanza: è tornata più volte nelle ultime settimane in Agec.
Perché Presidente e Direttrice non spiegano ai veronesi i motivi? Che documenti sono venuti a sequestrare? Cosa hanno da nascondere? Ci sono degli indagati tra i lavoratori e imprenditori che lavorano per Agec? Chi sono?
Esigenza di trasparenza.

Michele Croce

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17 Apr
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RIFORME? SI, MA BENE (di Riccardo Pelizzo)

Riccardo Pelizzo

Riccardo Pelizzo

Negli ultimi 30 anni si è parlato tanto di riforme istituzionali e costituzionali. Si è parlato della riforma della giustizia, della forma di stato, della forma di governo, dell’assetto parlamentare e del sistema elettorale—che è l’unica cosa che è stata modificata negli ultimi 23 anni. Nel 1991 il sistema elettorale proporzionale fu modificato con l’introduzione della preferenza unica, nel 1993 si adottò il Mattarellum che fu poi utilizzato per le elezioni del 1994, 1996, e 2001, nel 2005 si adottò il Porcellum, con cui sono già state fatte tre elezioni, e oggi si discute di una nuova riforma elettorale.
Ma nonostante l’ansia riformatrice di questo governo, giovane e pieno di buona volontà, non si è ancora visto alcun progetto di riforma che punti a promuovere il buon governo e a contrastare la corruzione—che rappresenta il maggior problema per il paese.
La corruzione ci costa. La corruzione ha un costo insostenibile. Di oggi è il rapporto di Transparency International che ci dice che solo la corruzione nella sanità ci costa 23,7 miliardi di euro. Si tratta dell’1 per cento del Prodotto Interno Lordo. Denaro buttato in maniera improduttiva, immorale, e disonesta. La corruzione distrugge i conti pubblici. E’ responsabile per tanti, troppi disservizi. Erode la fiducia dei cittadini nelle istituzioni e fa male al paese.
Per cui noi rivolgiamo un accorato appello ai riformisti di tutti gli schieramenti di prestare un po’ più di attenzione alla promozione del buon governo e della buona amministrazione e alla lotta alla corruzione. Tagliare il costo del Senato o tagliare gli stipendi dei manager pubblici, serve a poco, se poi vengono prese decisioni dannose per il paese e le aziende pubbliche sono gestite in maniera fallimentare.
Si deve governare meglio, si deve amministrare meglio, si devono eliminare gli sprechi, e si deve rendere il sistema più efficiente—che significa erogare più servizi senza portare i conti pubblici allo sfascio.
Le riforme di cui l’Italia ha bisogno sono quelle che ci permetteranno di centrare questi obiettivi. Tutto il resto è, al momento, molto ma molto meno importante.

Dr. Riccardo Pelizzo, M.A., Ph.D.

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16 Apr
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REPORT e le DOMANDE SENZA RISPOSTA del SINDACO DI VERONA

Tosi grugnoE’ passata una settimana dallo sconvolgente servizio di Report su Verona.
A mente più serena e comunque la si pensi, l’inchiesta giornalistica ha rivelato retroscena inquietanti sul rapporto Verona – Calabria.
Abbiamo conosciuto Raffaele Vrenna, parente del capocosca dell’omonima famiglia,  incontrato più volte da Tosi e che il capo della Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro, il magistrato Vincenzo Antonio Lombardo, ha definito senza esitazione “border-line“.
Che dire poi del Presidente della Provincia di Crotone, Stanislao Zurlo, indagato per voto di scambio proprio con la cosca Vrenna e che siede al fianco di Tosi nella famosa cena.
Infine, abbiamo sentito parlare della famiglia di costruttori Giardino, di origine crotonese ma stabilitasi da anni a Verona, che il collaboratore di giustizia Bonaventura (ex killer del clan Vrenna-Bonaventura) avrebbe visto in un summit della ‘ndrangheta nel 2006 nel corso del quale i boss legati al clan Grandi Aracri Nicoscia, avrebbero dichiarato di aver raggiunto un accordo elettorale con la Lega Nord.
Eccoci al punto: la famiglia Giardino, con un curriculum per alcuni di loro  fatto di reati di riciclaggio, rapina, detenzione di stupefacenti, truffa, ricettazione.
Ed eccoci alle domande, finora senza risposta: SIG. SINDACO, LEI CONOSCE gli esponenti della famiglia GIARDINO? LI HA MAI INCONTRATI A PRANZO O A CENA? DI COSA AVETE PARLATO?
Per favore, eviti a noi ed ai veronesi altri insulti, sig. Sindaco.
Il “sono delle mer..” ai giornalisti di Report, oppure “è solo fango” per confutare  fatti documentati da foto, da fonti aperte o da testimonianze di chi ha vissuto in prima persona le vicende raccontate, vicende che rimangono senza spiegazioni.
Se non spiega non può neppure arrivare ad apostrofare  “calunniatore” un deputato che  ha chiesto il minimo che poteva chiedere ad un Prefetto: controllare se nel nostro comune ci siano infiltrazioni mafiose.
Le indagini su di Lei sono avviate, lo ha confermato ai microfoni della Rai il Capo della Procura di Verona Schinaia. Ed i veronesi attendono con fiducia l’esito.
Ma Lei risponda a queste domande, che per comodità riproniamo: LEI CONOSCE i GIARDINO? LI HA MAI INCONTRATI  nel corso degli incontri elettorali, A PRANZO O A CENA? DI COSA AVETE PARLATO?
Tranquilizzi i veronesi, a partire da quelli che l’hanno votata, il sottoscritto compreso. Perchè le bugie hanno le gambe corte e la verità, prima o poi, viene sempre a galla.

Michele Croce

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