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02 Mag
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DA ALDROVANDI ALLA SCORTA DEL SINDACO DI VERONA

foto di gruppoVerona Pulita è da sempre dalla parte dello Stato, di chi ne amministra la Giustizia, di chi lo serve nelle strade e nelle piazze. Magistrati, Polizia, Carabinieri, G.d.F. sono uomini dello Stato a servizio dei cittadini. Sono lo Stato.
E’ per questo che anche in noi l’atteggiamento indegno tenuto da alcuni poliziotti che hanno applaudito a scena aperta i loro colleghi condannati definitivamente da un Tribunale della Repubblica Italiana per l’omicidio del giovane Federico Aldrovandi, ha destato sconcerto. L’omicidio è un fatto grave. Che a commetterlo sia un uomo dello Stato è semplicemente inaccettabile. Senza se e senza ma.
Uomini dello Stato sono anche i Carabinieri che compongono la scorta del sindaco di Verona.
Da essi dovremmo aspettarci un comportamento super partes, imparziale, distaccato: dovrebbero tutelare il sindaco in quanto Istituzione, non certo in quanto politico.
Uno di loro è il Carabiniere Alessandro Scandola (in prima fila a sinistra in alto nella foto del brindisi).
Ecco il pensiero di questo che dovrebbe essere un uomo dello Stato, pubblicato sul suo profilo Facebook (vedi foto in basso).
Scandola definisce “solidarietà spontanea” l’applauso plateale dei poliziotti nel caso Aldrovandi, “per una sentenza vergognosa“.
Scandola ritiene il capo della Polizia Pansa un “cretino“.
Scandola da degli “infami” e dei “pezzi di merda” ai “finti giornalisti” di Report, colpevoli di “accanirsi contro l’unico che ha fatto qualcosa a Verona“.
Scandola si domanda poi a “che cazzo serve il giornale L’Arena?” dopo aver visto Verona Diretta.
Scandola, infine, ironizza sul sottoscritto per la vicenda Agec (si leggesse gli atti della Procura di Verona, della Corte dei Conti e la sentenza del TAR Veneto…).
Nei casi esposti si intrecciano, ovviamente, fatti di gravità differente, ma pongono dei seri e gravi interrogativi sul rispetto delle Istituzioni da parte di uomini delle Istituzioni.
Ora, le domande che sorgono spontanee sono: il Carabiniere Scandola, membro della scorta del sindaco di Verona, è uomo dello Stato o uomo di Tosi?
Svolge le sue funzioni parzialmente o imparzialmente?
E’ al servizio del sindaco Tosi oppure al servizio del politico Tosi?
Chi rappresenta, a qualsiasi titolo, le Istituzioni non ha il potere di esprimere le sue idee come chiunque altro perchè il ruolo e la funzione di un uomo delle Istituzioni è di essere sempre terzo, sereno e imparziale, e non solo deve essere tale, ma deve anche apparire tale, affinchè i cittadini abbiano la rassicurazione di essere tutelati chiunque essi siano e qualsiasi cosa pensino.
Invece questo signore non è e non appare.
Noi siamo semplicemente allibiti ed allo stesso tempo siamo molto preoccupati.

Michele Croce

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27 Apr
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TOSI e L’ORDINANZA “ANTI-REPORT”

Tosi grugnoE’ l’Abc della comunicazione.
Ed al super pagato portavoce del Sindaco Tosi, Roberto Bolis, nessuno ha da insegnare qualcosa.
Andiamo direttamente al punto: c’è un problema (forse un problemone) al quale il sindaco non sa/non può/non deve dar risposta? La soluzione è semplice: spostare l’attenzione di tutti su un altro tema! Mediaticamente eclatante.
Detto – Fatto!
C’è il problema delle DOMANDE ancora SENZA RISPOSTA sollevate dalla puntata di REPORT (rileggile cliccando qui), alle quali nessuno – ma proprio nessuno! – tra Newsletter della Fondazione tosiana, consiglieri tifosi, portavoce super pagato abbia tentato di rispondere.
La via di fuga come abbiamo detto è semplice: si attira l’attenzione su un altro tema, in modo eclatante, soprattutto mediaticamente.
Ed ecco che spunta l’ordinanza anti-carità. Indifendibile, sotto ogni punto di vista. Ma perfetta per attirare l’attenzione di tutti (persino degli inglesi de L’Indipendent). E nessuno più parla del cuore dei problemi dell’amministrazione Tosi.
Ma noi non molliamo, per amore di Verona e della Verità.
Anche perchè di cose che i cittadini devono conoscere ce ne sono ancora tante ed il diavolo fa le pentole ma non i coperchi.
Pulire per ricostruire.

Michele Croce

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24 Apr
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TOSI vs. REPORT (terza puntata: le domande)

Tosi e RanucciSiamo alla terza puntata.
Terminato il botta/risposta virtuale tra la Fondazione di Tosi ed il coautore di Report Sigfrido Ranucci, noi ci auguriamo di aver dato un contributo affinchè ciascun lettore possa essersi fatto un quadro più chiaro delle tristi vicende che hanno coinvolto la città di Verona.
Manca però qualcosa di fondamentale. Mancano all’appello le risposte del sindaco Tosi alle domande sorte spontanee dall’inchiesta giornalistica.
Come ad esempio queste domande, che il giornalista di Report Sigfrido Ranucci pone all’attenzione del primo cittadino e che Verona Pulita riporta letteralmente qui di seguito (in colore rosso), restando in attesa.

Visto che l’operazione con cui Tosi ha tentato di screditare i giornalisti di Report si è trasformata in un boomerang nei confronti suoi e dell’intera città con l’effetto di moltiplicare i già tanti dubbi circa l’operato della sua amministrazione, il sindaco ancora non ha risposto sul perche’ si è servito di due personaggi come Sergio Borsato e Massimo Giacobbo nell’operazione – poi rivelatasi controproducente visto che hanno portato al sindaco una versione parziale dei fatti realmente accaduti – tesa esclusivamente a creare i presupposti della diffamazione e delegittimare l’inchiesta di Report?
Perché a distanza di settimane dalla trasmissione di Report il sindaco non ha ancora chiarito la natura dei suoi rapporti con Massimo Giacobbo, l’uomo che riprende con la telecamera nascosta il giornalista di Report? Era a conoscenza che Massimo Giacobbo si è presentato per aiutare imprenditori in difficoltà in nome di rapporti privilegiati con la sua corrente politica? Che Giacobbo vantava rapporti privilegiati con la società regionale Veneto Sviluppo con manager vicini al sindaco Tosi, e che avrebbe poi cercato di spillare 400 mila euro ad un imprenditore in difficoltà in cambio di un finanziamento di 1,5 milioni di euro? La domanda e’ semplice: conosce Massimo Giacobbo, si o no?

Non ha ancora detto se  corrisponde al  vero che ha avuto contatti nelle cene elettorali con esponenti della famiglia Giardino, i cui rappresentanti avrebbero partecipato in qualità di imprenditori a un summit di mafia tenutosi a Crotone nel corso del quale secondo quanto emerso dalla trasmissione di Report i boss avrebbero parlato di un accordo elettorale con la Lega Nord.

Non ha risposto sulla  natura dei rapporti con  altri imprenditori crotonesi presenti alle cene elettorali.
E soprattutto  se  corrisponde al vero quanto denunciato da Report in merito dell’esistenza di accordi in base ai quali in cambio di  appoggio elettorale venivano concessi  appalti e assunzioni presso un’altra società partecipata, la Serit che si occupa di smaltimento di rifiuti.

Il sindaco non ha  ancora risposto se corrisponde al vero che nel corso delle cene elettorali sono stati raccolti fondi in nero per la campagna elettorale del suo (ex) assessore Marco Giorlo.
E perché, se niente di tutto quanto detto dalla trasmissione trova fondamento, come dice da mesi, ha accettato le dimissioni di Giorlo?

E soprattutto perche’ non ha ancora pubblicato i nomi dei finanziatori della sua Fondazione e della sua ultima campagna elettorale?

Michele Croce

P.S. 1
Mi hanno annunciato l’arrivo di nuove querele per presunta “diffamazione”: sarei colpevole di aver pubblicato le ragioni documentate del coautore di Report Sigfrido Ranucci.
Ben vengano le querele, avendo da sempre la massima fiducia nei confronti della magistratura.
Questi politici ed i loro servitori non ci fanno paura e non ci fermeranno.
Verona Pulita. Pulire per ricostruire.

P.S. 2
Molto scalpore e incredulità ha suscitato la notizia data nella seconda puntata multa_20140307dell’appalto per la stampa dei verbali delle contravvenzioni veronesi vinto dalla Abramo Printing, società riconducibile al Sindaco di Catanzaro Abramo. Ecco a lato la foto di un verbale. Ed ecco gli estremi del bando di aggiudicazione a firma del Dirigente del Corpo di Polizia Municipale, dott. Luigi Altamura: GU 5 Serie Speciale – Contratti Pubblici n. 108 del 17-9-2010.

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23 Apr
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TOSI vs. REPORT (seconda puntata)

Tosi e RanucciProsegue il confronto tra le affermazioni della Fondazione di Tosi (in blu) ed il coautore di Report Sigfrido Ranucci (in rosso).
Siamo al cuore dell’inchiesta: i Forte, le famiglie crotonesi stabilitesi a Verona, gli appalti, i Vrenna, i clan della ‘ndrangheta.
Secondo Tosi gente pulita, lavoratori onesti, imprenditori limpidi e senza precedenti.
Secondo quanto documentato da Report esattamente l’opposto.
Ma è meglio che leggiate e vi teniate forte sulla sedia.

NEWSLETTER 21 | 17 APRILE 2014
Report ha poi deciso di infangare direttamente alcune persone, nomi e cognomi alla mano. Ossia Giovanni Forte e Roberto Forte, che sono il padre e il fratello di Katia Forte, consigliere del Comune di Verona che ha organizzato la visita a Crotone, e poi Raffaele Vrenna, presidente del Crotone Calcio.
Partiamo dalla famiglia di Katia Forte. Di suo padre, Report afferma “è stato condannato nella tangentopoli veronese per aver pagato una stecca da 200 milioni di lire in cambio di appalti”. Niente di più falso. Giovanni Forte è stato prosciolto da ogni accusa già nel dicembre 2008.
Falso quello che scrive la Fondazione.
Giovanni Pompei Forte è stato condannato con sentenza di applicazione della pena il 16 marzo 1995 per corruzione aggravata commessa a Verona nel 1992 e per il reato di violazione della norme sul finanziamento dei partiti politici commesso a Verona sempre nel 1992 (http://legislature.camera.it/_dati/leg11/lavori/stampati/pdf/38140.pdf).
Come si legge negli atti della Camera dei Deputati è stato lo stesso Pompei Forte, una volta saputo dell’esistenza di un’inchiesta della magistratura a presentarsi e ad ammettere di aver versato la tangente di 200 milioni di lire.
Inoltre è stato accusato di corruzione commessa a Colognola ai Colli (VR) nel 1991.
Per tutto questo è stato condannato a 1 anno e 3 mesi di reclusione per i quali ha beneficiato della condizionale.
Inoltre in passato era stato condannato per violazione delle norme sull’Ina Casa e per aver emesso assegni a vuoto, reati abbonati perchè è stata applicata l’amnistia del 1978.
Il proscioglimento del 2008 a cui fa cenno la Newsletter della Fondazione di Tosi riguarda un’altra inchiesta del 2005, nella quale Pompei Forte fu accusato di essere un collettore per le tangenti (http://archiviostorico.corriere.it/2005/maggio/25/Tangenti_arrestato_segretario_Burlando_Inchiesta_co_8_050525044.shtml).

Riguardo suo fratello, invece, Report insinua “un subappalto di 3 milioni di euro è finito nelle tasche dell’azienda di Roberto Forte”. Falso, ancora una volta. Primo perché la ditta del fratello di Katia Forte fatturava tra i 350 e i 400 mila euro all’’anno, perciò è impossibile che avesse un appalto da 3 milioni di euro, e secondo perché il fratello chiuse la ditta nel 2007 proprio perché non veniva pagato dagli enti. Vogliamo inoltre evidenziare che all’epoca Katia Forte (primavera 2007) non era ancora consigliere comunale.
Anche qui è falso quello che scrive la Newsletter della Fondazione di Tosi.
Basta leggere gli atti della seconda tranche dell’inchiesta sull’Agec: Roberto Forte ottiene un subappalto dalla Velox Servizi che se l’era originariamente aggiudicato per la pulizia delle mense scolastiche per gli anni 2010-2013 del valore complessivo di circa 3 milioni di euro. Un subappalto che secondo il P.M. della Procura di Verona dott. Gennaro Ottaviano non doveva essere concesso dai dirigenti Agec.

Per quanto riguarda i libri che vediamo distribuire tra i presenti alla cena da parte di Katia Forte, si tratta dei Libri del Comune 2012, un’’edizione dedicata al centenario del Consiglio Comunale di Verona, acquistati proprio da Katia Forte e con cui sono state omaggiate le istituzioni crotonesi che li hanno ospitati quella sera. Quindi non erano assolutamente dei premi, come si è inventato Report.
Premi o omaggi? Che differenza c’è?

Infine, chi ha pagato la cena? Katia Forte e il padre Giovanni Forte. Questa è la verità. Raffaele Vrenna NON ha pagato la cena, a differenza di quanto sostenuto da Report. Vrenna è stato ringraziato per aver omaggiato i rappresentanti istituzionali della serata con dei libri fotografici su Le Due Sicilie, e niente più. Potete ascoltare la spiegazione data direttamente da Katia Forte durante la conferenza stampa tenutasi presso il Comune di Verona lo scorso 8 aprile cliccando qui.
Report ha semplicemente riportato quanto registrato nel corso della cena dai presenti. Si dice che Katia Forte abbia pagato la cena, bene. Ma lei lo sapeva? Perchè sarebbe stato bene che qualcuno l’avesse avvisata prima, visto che è lei stessa, come si sente chiaramente nel filmato, che “ringrazia l’amico Raffaele Vrenna in quanto sponsor della serata”. Che vuol dire sponsor? Cosa ha sponsorizzato? Se non ha pagato la cena allora ha sponsorizzato la Fondazione di Tosi? Dovrebbe chiarire il senso di quelle parole oltre che esibire la fattura del pranzo pagato.

Aggiungiamo due parole sul caso di Raffaele Vrenna. Qualcuno qui sembra confondere con un reato il semplice sedersi a tavola con Raffaele Vrenna, presidente del Crotone Calcio, accusato di infiltrazioni e poi completamente assolto in Cassazione. Lo stesso Vrenna ha dichiarato “Le accuse che mi sono state rivolte hanno già ricevuto il definitivo sigillo della Suprema Corte di Cassazione, la quale ha escluso la sussistenza dei fatti che mi sono stati contestati”. Definirlo un “imprenditore border-line” non ci sembra proprio il caso.
Raffaele Vrenna è l’imprenditore più ricco e più potente di Crotone. E’ a capo della holding V&V, guidata insieme al fratello Gianni, a cui fa capo la Sovreco s.p.a., monopolista nel settore dei rifiuti in provincia di Crotone, ed è presidente del f.c. Crotone, ma Raffaele Vrenna è cugino di secondo grado del capo cosca storico dei Vrenna, Zù Luigi (i nonni di Raffaele e Zù Luigi erano fratelli). Nel 2006 è stato al centro di un’inchiesta per concorso esterno in associazione mafiosa, denominata operazione Puma. In sintesi, Vrenna era accusato di aver realizzato un’operazione immobiliare insieme alla cosca Maesano di Vibo Valentia. Condannato in primo grado alla fine viene assolto.
Dopo l’assoluzione però viene definito, non da Report, ma  dal Capo della DDA di Catanzaro nel corso di un’audizione alla commissione parlamentare antimafia  “un imprenditore border line”. Nel corso della stessa audizione il Capo della DDA si lamenta velatamente anche dell’ assoluzione di Raffaele Vrenna.
Va tenuto presente che nella fase iniziale dell’appello, quando l’accusa era ancora sostenuta dal magistrato Bruni, il magistrato aveva provato a far mettere agli atti le dichiarazioni di ben tre pentiti, Luigi Bonaventura (che e’ un parente di Raffaele Vrenna),  Marino e Bumbaca, che avevano raccontato nei dettagli i rapporti stretti tra Raffaele Vrenna e la cosca Vrenna, definendolo organico alla famiglia mafiosa. Ma siccome il procedimento era per il legame con la cosca Maesano e non Vrenna, i verbali non vennero ammessi e  attualmente sono finiti al vaglio della procura di Catanzaro.

Ancora una volta, quindi, il programma di Rai Tre ha costruito una cosa non vera. Tra pochi giorni sarà direttamente Flavio Tosi a spiegarvi la verità, a raccontarvi come sono andate realmente tutte queste cose.
Giudichino i veronesi.

A domani con la terza ed ultima puntata: le domande di Report senza risposta da parte di Tosi.

Michele Croce

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