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10 Mag
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DOMENICA POMERIGGIO IN VIA CAPPELLO (vicino alla biblioteca)

gazebo

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07 Mag
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PROCESSO AGEC: LA PUNTA DELL’ICEBERG

icebergIeri è entrato nel vivo il processo penale a carico dei vertici di Agec, nato dai miei esposti del 2012 quando ero Presidente.
L’ex Direttore Generale ha avuto modo di dichiarare di sentirsi innocente e che lo proverà.
Io glielo auguro sinceramente per il bene di Agec e di tutta la città. Non posso fare a meno di rilevare, tuttavia, che appare fortemente significativa la circostanza che 5 tra dirigenti e dipendenti di Agec che erano alle sue strette dipendenze abbiano già patteggiato pene fino a 1 anno e 10 mesi per gli stessi fatti. Rilevo anche come la stessa Agec gli abbia chiesto il risarcimento dei danni costituendosi parte civile nel processo.
Alla domanda sulla indennità che continua a percepire tuttora dall’Agec nonostante si trovi da 7 mesi in stato di arresto, l’ing. Tartaglia ha risposto che si tratta di una strumentalizzazione e che sta pagando le spese legali di tasca sua.
Qui mi permetto solo di evidenziare che certamente potrà far fronte alle spese legali anche utilizzando l’indennità che Agec continua a versargli nonostante non fruisca di alcuna prestazione lavorativa.
Sulla constestazione degli appalti per la ristorazione che sarebbero stati truccati, l’ex D.G. ha voluto evidenziare che grazie a lui la collettività ha risparmiato 3 milioni e 400mila euro.
Io semplicemente mi chiedo perchè mai allora i 5 dipendenti che hanno patteggiato avrebbero dovuto falsificare bandi e turbare l’asta! Se tutto era lineare, trasparente, lecito; se l’appalto portava solo utilità al Comune … perchè truccare le carte? perchè patteggiare le pene?
Magari ce lo spiegherà durante il processo, sperando, lo ribadiamo, che riesca a provare la sua innocenza e che si sia trattato solo di una brutta storia per l’Agec segnata da 5 dipendenti infedeli che avrebbero truccato dei verbali per poi patteggiare le pene (e comunque ritrovare il posto di lavoro).
tosi su relazioni CroceE se invece fosse la punta dell’iceberg?
E se fossimo alle porte di un secondo filone d’inchiesta, originato sempre dai miei esposti del 2012 e che coinvolgesse decine di dipendenti ed imprenditori?
Cosa potrebbe dire questa volta il sindaco di Verona?
Che non sapeva? Che non credeva? Nonostante il sottoscritto gli avesse relazionato e lo avesse invitato agli approfondimenti del caso?
Noi lo ricordiamo anche oggi con questa foto, che continua a commentarsi da sè.
Non ci resta che attendere.

Michele Croce

 

 

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06 Mag
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LA “BUFALA” DI OGGI

tosi su relazioni CroceIndispettito ed arrabbiato per il malaffare scoperchiato dalle Procure, da Verona Pulita e da Report, il sindaco di Verona dopo le querele, gli insulti e le carnevalate, oggi sceglie le “bufale”.
Dichiara infatti a L’Arena che mi avrebbe “cacciato dall’Agec per aver speso decine di migliaia di euro per arredare il suo (già arredato) ufficio”.
Forse ha cacciato Michele Croce perché l’Agec ne ha spesi troppo pochi di euro per gli uffici, visto che poi i cinque dipendenti che hanno patteggiato le pene perchè avrebbero falsificato il bando per l’appalto della ristorazione da 28 milioni di euro hanno  ritrovato i posti di lavoro e visto che ai tre dirigenti a processo per gli stessi e altri fatti viene ancora pagato lo stipendio.
Fuor di battuta è triste dover ammettere come il primo cittadino di Verona non riesca a farsi una ragione della sentenza definitiva del TAR Veneto che ha dato ragione al Presidente Croce e neppure degli atti della Procura della Corte dei Conti, alla quale Croce e non Tosi si rivolse, che addebitano il costo di tali lavori per l’80% al capo ufficio manutenzioni di Agec e non certo a Croce.
Ma del resto per Tosi è campagna elettorale e quindi aspettiamoci di tutto e di più pur di tentare di raggranellare qualche voto.
Noi di Verona Pulita lo vogliamo comunque ricordare con questa foto, che si commenta da sè.

Michele Croce

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04 Mag
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IL SINDACO “PIANISTA” e le DOMANDE SEMPRE SENZA RISPOSTA

titanicHa tanto tempo a disposizione il sindaco di Verona.
Dovrebbe amministrare la città, è impegnato in una campagna elettorale inutile (nel senso che, a quanto va dicendo, comunque non andrà in Europa), e invece di occupare il tempo a sfornare ordinanze che siano veramente utili per i cittadini veronesi, si cimenta con quelle finte. Sprecando il suo tempo anche se il Carnevale è finito da un pezzo, ma seordinanza Calabria 1mbra che solo lui non se ne sia accorto.
Scherza con la ‘ndrangheta, con tanto di ordinanza provocatoria numerata, datata e firmata su carta intestata, non della sua Fondazione ma del Comune di Verona (che è dei cittadini veronesi e non suo).
Con il suo vicesindaco Giacino arrestato per tangenti, l’assessore Giorlo dimessosi per le ordinanza Calabria 2inquietanti denunce di Report, tanti altri suoi amministratori di fiducia imputati, indagati e perquisiti, il sindaco Tosi cosa fa? Invece di prendere i provvedimenti opportuni, scherza, si diverte!
Ci ricorda il pianista che continua a suonare mentre il Titanic affonda.
Noi crediamo invece che ci sia poco da scherzare e molto da spiegare.
A partire dalle DOMANDE ancora SENZA RISPOSTA che la trasmissione di REPORT di Sigfrido Ranucci ha sollevato.
E che noi riproponiamo qui sotto in rosso. Perché i cittadini esigono risposte e rassicurazioni non ordinanze farsa. Non ci vuole tanto: neghi, chiarisca, spazzi via i dubbi su connivenze, amicizie, rapporti. Se è in grado di  farlo ovviamente.

Visto che l’operazione con cui Tosi ha tentato di screditare i giornalisti di Report si è trasformata in un boomerang nei confronti suoi e dell’intera città con l’effetto di moltiplicare i già tanti dubbi circa l’operato della sua amministrazione, il sindaco ancora non ha risposto sul perche’ si è servito di due personaggi come Sergio Borsato e Massimo Giacobbo nell’operazione – poi rivelatasi controproducente visto che hanno portato al sindaco una versione parziale dei fatti realmente accaduti – tesa esclusivamente a creare i presupposti della diffamazione e delegittimare l’inchiesta di Report?
Perché a distanza di settimane dalla trasmissione di Report il sindaco non ha ancora chiarito la natura dei suoi rapporti con Massimo Giacobbo, l’uomo che riprende con la telecamera nascosta il giornalista di Report? Era a conoscenza che Massimo Giacobbo si è presentato per aiutare imprenditori in difficoltà in nome di rapporti privilegiati con la sua corrente politica? Che Giacobbo vantava rapporti privilegiati con la società regionale Veneto Sviluppo con manager vicini al sindaco Tosi, e che avrebbe poi cercato di spillare 400 mila euro ad un imprenditore in difficoltà in cambio di un finanziamento di 1,5 milioni di euro? La domanda e’ semplice: conosce Massimo Giacobbo, si o no?

Non ha ancora detto se  corrisponde al  vero che ha avuto contatti nelle cene elettorali con esponenti della famiglia Giardino, i cui rappresentanti avrebbero partecipato in qualità di imprenditori a un summit di mafia tenutosi a Crotone nel corso del quale secondo quanto emerso dalla trasmissione di Report i boss avrebbero parlato di un accordo elettorale con la Lega Nord.

Non ha risposto sulla  natura dei rapporti con  altri imprenditori crotonesi presenti alle cene elettorali.

E soprattutto  se  corrisponde al vero quanto denunciato da Report in merito dell’esistenza di accordi in base ai quali in cambio di  appoggio elettorale venivano concessi  appalti e assunzioni presso un’altra società partecipata, la Serit che si occupa di smaltimento di rifiuti.

Il sindaco non ha  ancora risposto se corrisponde al vero che nel corso delle cene elettorali sono stati raccolti fondi in nero per la campagna elettorale del suo (ex) assessore Marco Giorlo.

E perché, se niente di tutto quanto detto dalla trasmissione trova fondamento, come dice da mesi, ha accettato le dimissioni di Giorlo?

E soprattutto perche’ non ha ancora pubblicato i nomi dei finanziatori della sua Fondazione e della sua ultima campagna elettorale?

Michele Croce

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