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12 Giu
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MOSE e TOSI: EXCUSATIO NON PETITA

corriereveronaOrmai è una regola: appena un politico è indagato o imputato o anche solo citato dalla stampa dichiara di essere in una assoluta serenità, se poi parla con un pubblico ministero la serenità raddoppia. Però se la prende con la macchina del fango “mediatico” che lo assale, anche da organi che non gli lesinavano elogi.
Francamente ci pare difficile conciliare l’avere a che fare con il fango e l’essere così sereni. All’ufficio stampa del sindaco di Verona ci deve essere qualche esperto in materia.
Spunta il nome di Tosi nelle carte dell’inchiesta del Mose, pare (per ora) per € 15.000 di finanziamento elettorale, da un interrogatorio dell’ingegner Baita, ex general manager della società Mantovani, quella per capirsi che detiene il 69% delle quote della cordata che dovrebbe costruire il Traforo delle Torricelle. Subito replica l’ufficio stampa che si tratterebbe di un finanziamento elettorale, lecito e denunciato. Quindi sarebbero nella “perfetta legalità“.
Ma chi aveva detto o scritto che era un illecito o un reato?
Si dice che a pensar male si fa peccato ma spesso ci si indovina. Ma quando nemmeno si pensa o si parla male ma solo si riferiscono informazioni ufficiali che succede?
Ci pensano le giustificazioni degli interessati e le accuse alla stampa di spargere fango. E allora non resta che riflettere sull’antico detto “excusatio non petita, accusatio manifesta” (“scusa non richiesta, accusa manifesta”). Anche con questo si rischia di indovinare.

Michele Croce

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07 Giu
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AGEC VERONA: LA VERITA’ IMBAVAGLIATA (tra esposti e querele)

primo piano in camiciaMi piacerebbe poter narrare le virtù di questo Ente centenario, che con un pò di orgoglio posso dire di aver contribuito a RIPULIRE. Mi piacerebbe poter raccontare di come oggi le mense funzionino, gli inquilini siano soddisfatti, il merito trionfi in azienda …
E invece …
E invece mi troverò costretto a difendermi avanti l’Ordine degli Avvocati colpevole, secondo l’ESPOSTO del Presidente Galli Righi e della Direttrice Motta, NON di aver diffamato qualcuno ma (ahime!) di aver “apostrofato in termini dispregiativi la reintegra di cinque dipendenti aziendali“.
I vertici nominati da Tosi si dolgono del fatto che l’avvocato Croce possa aver dichiarato – come oggi RIBADISCO – che la REINTEGRA dei dipendenti infedeli che hanno patteggiato le pene è un grave esempio di INGIUSTIZIA.
Mi difenderò davanti all’Ordine magari ripetendo quando proprio il Presidente Galli Righi dichiarò al proposito: “Non possiamo garantire a nessuno il mantenimento del lavoro.” (sic!). Oppure citando le parole utilizzate dal P.M. dott. Gennaro Ottaviano nei confronti dei cinque nella richiesta di giudizio immediato del 05.12.2013: “con mezzi fraudolenti turbavano la gara … con abuso dei poteri e con violazione di dovere inerenti ad una pubblica funzione rivestendo la qualifica di pubblici ufficiali e dipendenti … effettuavano attestazioni false nei verbali di gara … con l’aggravante di aver falsificato atti fidefacenti“.
Soprattutto, farò ciò che nè Tosi, nè Galli Righi nè la Motta potranno MAI impedirmi di fare: CRITICARE – senza offendere – una INGIUSTIZIA.
Cercano di imbavagliare le libere coscienze, ma non ci riusciranno.
E’ questione che va oltre l’avvocato Croce ed il cittadino Croce, è una questione di LIBERTA’.
Neppure l’ennesima QUERELA notificatami venerdì sempre a firma della Direttrice Motta ci fermerà.
NON CI IMBAVAGLIERANNO.
Come per Venezia, anche per Verona il tempo delle ingiustizie è finito.
Costi quel che costi.

Michele Croce

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04 Giu
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LE TANGENTI VENETE e LA FINE DI UN’ERA

corruzioneDecine di arrestati, un centinaio di indagati, perquisizioni e sequestri.
Ministri, europarlamentari, sindaci ed onorevoli, assessori e consiglieri, dirigenti, imprenditori, magistrati e generali.
Nulla manca alla tangentopoli veneta che coinvolge tutti i partiti e tutta la regione, compresa Verona con l’imprenditore Mazzi (per ora).
Io e Sergio Berlato lo avevamo preannunciato sia in un convegno a Vicenza dedicato alla lotta contro la corruzione il 01.02.2014 (clicca qui per vedere gli interventi), sia qualche giorno fa in piazza Bra (clicca qui per leggere le dichiarazioni): era solo questione di tempo, in Veneto ed a Verona.
Il tempo è scaduto a Venezia, fra poco lo sarà definitivamente anche a Verona.
Trattavasi non di facili profezie nè di giudiziarie premonizioni, bensì del riscontro di un malaffare che Berlato aveva riscontrato nel Veneto e che il sottoscritto aveva conosciuto di persona a Verona.
Si poteva fare finta di niente, come tanti o forse tutti, per connivenza o per complicità o per codardia.
E invece ci abbiamo messo la faccia e abbiamo denunciato: scelta giusta anche se scomoda.
Come vent’anni fa con Tangentopoli, oggi con questa nuova fase nel Veneto – e per forza anche a Verona – finisce un’era politica, forzatamente abdicano esponenti politici logori e corrotti.
Dovrà entrare in campo una nuova generazione di amministratori: energie fresche, coraggiose, pulite e disinteressate si facciano avanti, per una Verona Pulita, un Veneto Pulito, un’Italia Pulita.
I nuovi (o presunti tali) non si facciano illusioni: faremo anche a loro i raggi X, il tempo delle fiducia incondizionata e del mandato in bianco è finito per tutti.

Michele Croce

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30 Mag
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IL SINDACO DI VERONA TRA VOTI e TASSE (di Riccardo Pelizzo)

Riccardo Pelizzo

Riccardo Pelizzo

Il risultato elettorale riportato dal sindaco di Verona è stato un successo eclatante, anche se non nella città che amministra visto che i consensi nel comune sono stati davvero miseri. L’immagine confezionata è comunque quella di un sindaco che piace in tutte le regioni che fanno parte della circoscrizione elettorale per le elezioni europee. Ha avuto un risultato consono da leader nazionale e non è impensabile che con un risultato del genere si sia legittimato come uno dei più quotati candidati alla successione di Berlusconi alla guida del centrodestra. Se ci riesce tanto di cappello.
Ma le notizie che si apprendono in queste ore dalla stampa locale lasciano francamente l’amaro in bocca. Il sindaco per far fronte alle spese sempre crescenti del comune veronese e per far fronte alla riduzione nei trasferimenti da Roma, ci promette nuove e più gravose tasse.
Il sindaco dice che o si tassa di più o si tagliano i servizi ai cittadini. E’ evidente che se la questione è posta in questi termini, la scelta operata dalla sua amministrazione è corretta. E’ la scelta di un amministratore responsabile che ha ben chiaro cosa sia il bene comune.
Ma non è così.
Il mantenimento dei servizi erogati senza ulteriori inasprimenti della pressione fiscale è possibile. Basta rendere l’amministrazione più efficiente: deve rendere di più e costare meno. La bravura di un amministratore pubblico, soprattutto quando ambisce ad acquisire un profilo nazionale, si vede proprio dalla sua capacità di amministrare bene: spendere poco, spendere bene e spendere in cose che funzionano. Per questo preferirei che il sindaco invece di parlarci della necessità di rendere più gravosa la tassazione, presentasse anche un piano per migliorare la qualità dell’amministrazione di cui è a capo.

Dr. Riccardo Pelizzo, M.A., Ph.D.

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