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24 Set
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+ TURISMO = + LAVORO (del prof. Riccardo Pelizzo)

Riccardo Pelizzo

Riccardo Pelizzo

La macchina Italia potrebbe ripartire grazie al turismo. Verona pure.

Una cultura un po’ spocchiosa e una politica spesso miope hanno spesso ignorato, in Italia, l’importanza del settore turistico per la crescita economica e occupazionale. E mentre nel resto del mondo si investiva, ingentemente, per attrarre i turisti, in Italia si e’ fatto poco per sviluppare le destinazioni turistiche, nuove attrazioni, nuovi modi per presentare il prodotto/i prodotti. Il risultato e’ stato che mentre nel resto del mondo il settore turistico e’ cresciuto in maniera considerevole, in Italia un settore per noi vitale e’ in piena stagnazione. Fra il 2011 e il 2012 il numero dei turisti/visitatori venuti in Italia e’ cresciuto solamente dello 0,3 per cento, mentre nello stesso periodo i turisti crescevano del 2,7 per cento in Spagna, dell’1, 8 per cento in Francia, e del 6,8 per cento negli Stati Uniti.
Se il turismo in Italia crescesse come in Francia, Spagna o Stati Uniti, contribuirebbe in maniera significativa alle nostra crescita economica e alla creazione di posti di lavoro. In Togo si creano 10 posti di lavoro, ogni mille turisti che vi si recano in vacanza. In Italia, il rapporto fra posti di lavoro creati e numero di turisti e senz’altro piu’ basso, ma se il numero di turisti che vengono in Italia crescesse solo del 3 per cento all’anno, questo comporterebbe quasi 1.400.000 arrivi in piu’ ogni anno e, subordinatamente, piu’ posti di lavoro.
Serve quindi che una classe politica (illuminata), operatori di settore, specialisti di marketing e promozione, professionisti del settore si trovino per studiare come rilanciare un settore strategico per il nostro Paese.
Se non riparte il turismo, non riparte l’economia.

Dr. Riccardo Pelizzo, M.A., Ph.D.

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22 Set
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TOSI il “FRANCESCANO” (dalla nostra inviata a Roma)

Così Tosi si è presentato  a Papa Francesco. Mancava indossasse il saio di lana grigia e si presentasse senza scarpe, per evocare in sè la purezza con la quale San Francesco si presentò al cospetto di  Papa Innocenzo III 8 secoli orsono. Lo vediamo stringere le mani di Papa Francesco, con affetto tra gli umili, e invitarlo a Verona ad un appuntamento al quale il Pontefice non verrà mai. Perché certo pure sua Santità qualche domanda, come me, se la sarà posta.
Cosa c’azzecca Tosi con la carità, la povertà e l’amore per gli animali?
Infatti poche ore dopo aver stretto la mano a Papa Francesco, in pieno spirito sanfrancescoeillupofrancescano, il sindaco di Verona annuncia un’ordinanza con cui autorizza a sparare ai lupi sulle montagne veronesi (11, di cui 7 cuccioli). Per lui saranno anche creature di Dio, tranne quelle che si aggirano sulle montagne veronesi. L’amore francescano per la natura e gli animali deve averlo solo sfiorato, sicuramente non toccato.
Ma ancora, ospita in Arena la manifestazione sulla Pace e nelle stesse ore bandisce l’ordinanza che vieta e sanziona chi (come la Ronda della Carità) offre pasti caldi ed assistenza ai senzatetto in città.
Insomma Tosi il “francescano” (non ce ne voglia San Francesco) è capace di tutto e il contrario di tutto, è coerente solo con sè stesso e con il vero amore che fino ad ora lo ha infervorato: quello per la ricerca di voti. La coerenza? Pazienza. I contenuti? Chissenefrega.
La lunga campagna elettorale in vista delle prossime regionali è cominciata e così oggi lo vediamo indossare il saio, domani imbracciare il fucile. Dipende su quale eremo lo conduce il sondaggio di turno. E’ per questo che a Roma Tosi il francescano è andato più che in cerca di santità, in cerca di consenso. E chissà se la foto vicino a papa Francesco glielo avrà portato.
Che Dio lo assista, ma soprattutto assista voi veronesi.

Susy Jeck Hele

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07 Set
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PROVINCIA di VERONA: un CANTIERE CIVICO contro i PARTITI SANGUISUGA

primo piano in camiciaAbbiamo un ente territoriale – la Provincia – che il Parlamento sta togliendo dalla Costituzione ma che tuttora esiste, anche se svuotato di risorse e competenze.
Per questo il 12 ottobre ci troveremo ancora un Presidente della Provincia e 16 consiglieri provinciali, eletti non dai cittadini ma dai sindaci e dai consiglieri comunali.
I cittadini non si sentano in difetto se la notizia non li tocca; non tocca neppure noi, se non fosse …
Se non fosse che i soliti partiti s’apprestano a spartirsi le poltrone, tagliando fuori le liste civiche. Ma soprattutto se non fosse che la Provincia è ancora socia di importanti enti, come l’Aeroporto, la Fiera, l’ATV, le autostrade, nell’ambito dei quali Verona Pulita negli ultimi anni ha avuto modo di denunciare (e, da ultimo, il Commissario Cottarelli per l’A4 verificare) quanti milioni di euro di denaro pubblico siano stati letteralmente buttati in perdite di bilancio.
Che fare quindi?
Assistere nauseati alle riunioni condominiali dei capi-partito locali, alcuni freschi di condanna, nel distribuirsi le careghe?
O intervenire, chiamare a raccolta sindaci e consiglieri CIVICI che abbiano a cuore la legalità, abbiano dimostrato competenza sul campo, non si riconoscano negli attuali partiti sanguisuga.
Forse questo CANTIERE CIVICO non sarà maggioranza. In ogni caso sarà SENTINELLA: in attesa della sacrosanta abrogazione dell’ente, lorsignori non sprecheranno ancora i soldi dei veronesi.
L’era degli enti pubblici dalle gestioni allegre, dalle perdite milionarie poi ricapitalizzate dal Comune e dalla Provincia – cioè da NOI – deve finire.
CANTIERE CIVICO in campo: i sindaci ed i consiglieri comunali con a cuore questi valori sono chiamati a raccolta.

Michele Croce

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05 Set
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I COSTI DELLA CORRUZIONE – 2^ PUNTATA (del prof. Riccardo Pelizzo)

Riccardo Pelizzo

Riccardo Pelizzo

… segue …

I costi della corruzione, rivelati dalle analisi comparate, sono chiari. La corruzione fa male alla crescita, rallenta lo sviluppo socioeconomico e promuove le disuguaglianze. Lo dice la letteratura e lo dicono i numeri.
Mauro e Driscoll (1997) hanno calcolato un indice della corruzione, espresso su una scala da 0 a 10, facendo la media fra l’indice di corruzione calcolato da Political Risk Services e Business International. Le loro analisi empiriche hanno mostrato come la riduzione di una deviazione standard (ovvero 2,38 punti) del tasso di corruzione si traduce in una crescita degli investimenti pari al 4 per cento e ad una crescita del PIL dello 0,5 per cento.
La corruzione fa male allo sviluppo. Le analisi empiriche (Pelizzo e Stapenhust, 2013) fatte negli ultimi 16 anni, da quando cioè si è cominciato a raccogliere i dati sui governance indicators, sugli indicatori di buon governo, hanno mostrato che nei paesi più corrotti il prodotto interno lordo pro capite è più basso, la mortalità infantile è più alta, le aspettative di vita media sono più basse, vi è un più basso tasso di istruzione e vi sono maggiori disuguaglianze sociali. Insomma nei paesi più corrotti si vive meno e si vive peggio. La corruzione impoverisce la società e colpisce con particolare durezza i gruppi sociali più deboli (giovani, anziani).
Pertanto le analisi empiriche hanno mostrato che laddove si registra un più alto tasso di corruzione, maggiore è il tasso di disuguaglianza economica (Jong-Sung e Khagram, 2005; Pelizzo, 2012).
Il costo della corruzione non è solo un problema per i paesi in via di sviluppo, ma è un problema anche per l’Italia. La sezione italiana di Transparency International, una delle organizzazioni internazionali dedite alla lotta alla corruzione, ha stimato in 60 miliardi di euro il costo della corruzione nel nostro paese (http://www.transparency.org/news/pressrelease/20120613_italian_parliament_must_approve_anti_corruption_law_now). Si tratta di un costo insostenibile per un paese dove le risorse per rilanciare la crescita, lo sviluppo e l’occupazione scarseggiano.
E’ importante che un governo davvero riformista,  oltre a pensare alla riforma della legge elettorale e dell’assetto bicamerale del paese, si preoccupi anche di fare delle riforme incisive per promuovere il buon governo e contrastare la corruzione. Si può. Si deve.

Dr. Riccardo Pelizzo, M.A., Ph.D.

Riferimenti:
Friedman, E.,  Johnson, S.,  Kaufmann, D., & P. Zoido-Lobaton (2000) “Dodging the Grabbing Hand: the Determinants of Unofficial Activity in 69 Countries”, Journal of Public Economics 76 pp. 459-493.
Hellman, J. S., G. Jones, G., D. Kaufmann, and P. Zoido-Lobaton. (2000) “Seize the State, Seize the Day – An Empirical Analysis of State Capture and Corruption in Transition”, World Bank Policy Research Working Paper, no. 2444, September.
Johnson, S. Kaufmann, D. McMillan, J., & C. Woodruff (2003) “Why Do Firms Hide? Bribes and Unofficial Activity after Communism”, Public Economics EconWPA 0308004 (Washington, DC: World Bank).
Mauro, P. and D. D. Driscoll. (1997) Why worry about corruption?. Vol. 6. Washington, DC: International Monetary Fund.
Murphy, K.M., Shleifer, A., & R.W. Vishny (1991) “The Allocation of Talent: Implications for Growth”, The Quarterly Journal of Economics 106, pp. 503–30.
Pelizzo, Riccardo. (2012). “Corruzione e sviluppo” in R. Pelizzo, Le strategie della crescita, Napoli, Guida, pp. 57-71.
Pelizzo, R. e F. . Stapenhurst. (2013) “the dividends of good governance.” Poverty & Public Policy 5.4 : 370-384.
Jong-Sung, Y. e S. Khagram. (2005) “A comparative study of inequality and corruption.” American Sociological Review 70.1: 136-157.
Wei, S-J. & Kaufmann, D.  Does “Grease Money” Speed Up the Wheels of Commerce?” Washington, DC, Inernational Monetary Fund, 1998. Available at: < http://www.imf.org/external/pubs/cat/longres.cfm?sk=3524.0 >

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