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08 Feb
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Il SINDACO DI VERONA, i pranzi con il capo della ‘NDRANGHETA e le UNIONI CIVILI

cropped-testata1.jpgE’ un classico della comunicazione dei politici.
Sei un politico in difficoltà, non sai cosa fare o dire? Semplice: cerchi di attirare l’attenzione su un altro tema (magari banalizzandolo).
E così informative dei ROS basate su intercettazioni (inchiesta “Aemilia”), riportate oramai da vari giornali, dipingerebbero il Sindaco di Verona (insieme al suo ex Vice Sindaco già condannato per corruzione) per ben due volte a pranzo con un “capo” della ‘ndrangheta (tale Antonio Gualtieri del clan Grande Aracri, così definito dall’ordinanza di arresto del Tribunale di Bologna, pag. 1084).
Sarà vero?
Noi non lo sappiamo.
Ma il Sindaco che fa? Invece di chiarire i fatti, insulta, liquidando come “spazzatura” l’indagine che lo lambisce.
Non chiarisce se questi pranzi con il capo della ‘ndrangheta li abbia fatti oppure no.
E si concentra sulle unioni civili! Tema, quello sui diritti delle c.d. coppie di fatto (la mia inclusa!), che potrebbe anche avere un valore, ma solo nazionale perchè è il Parlamento che fa le leggi, non il sindaco di una città, che nulla può aggiungere o togliere. E così lo banalizza, attira un’attenzione inutile sul tema, evita di rispondere sui presunti pranzi a tinte fosche.
E tanti, quasi tutti, ci cascano: i politicanti locali, il buon Salvini, i presunti difensori delle coppie di fatto e quelli istituzionali delle famiglie vere.
Ma la Magistratura, quella libera ed inquirente, non dorme.
E neppure la Verona Pulita.

Michele Croce

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04 Feb
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TOSI PARLI CHIARO SU INDAGINI ‘NDRANGHETA (intervento su VENETO VOX)

Falvio Tosi

Flavio Tosi

Inizia la collaborazione con Veneto Vox. Ringrazio il Direttore Alessio Mannino della fiducia: www.vvox.it

Sky Tg 24 l’altro ieri, il Corriere della Calabria di ieri e il Corriere di Verona di oggi a pag. 5 (“«Abbiamo le conoscenze giuste» «Macché, la politica va oliata» Tiberghien, lo scontro tra mafiosi””, di Alessio Corazza, in cui si legge: “c’è anche il referente dei clan cutresi in Emilia Antonio Gualtieri, per cui – a differenza delle famiglie calabro-veronesi che definisce sprezzante i «baluba dei riggitani» – solo oliando la politica – ovvero, dando un «gruzzoletto» al sindaco – si potrà muovere qualcosa. Gualtieri nutre grande fiducia in Moreno Nicolis, l’imprenditore del ferro attualmente ai domiciliari in un altro filone dell’inchiesta, a Brescia. Lo definisce, esagerando, «uno dei primi industriali di Verona», lo ritiene la chiave per intrattenere rapporti privilegiati con la politica, perché conosce il sindaco Tosi (che è completamente estraneo alla vicenda)”) rivelano retroscena devastanti dell’inchiesta della DDA di Bologna “Aemilia”, che ha portato all’arresto di 203 persone legate alla ‘ndrangheta nel nord Italia”.
Secondo quanto riportato nell’informativa dei Ros citata dalle testate giornalistiche, il sindaco di Verona Tosi ed il suo ex vicesindaco Giacino (ex in quanto arrestato e condannato per corruzione), ad oggi estranei all’inchiesta, sarebbero stati però incontrati e citati da persone direttamente o indirettamente riconducibili alla famiglia della ‘ndrangheta Grande Aracri di Cutro. Dalle intercettazioni telefoniche di Gualtieri Antonio, definito uno dei “capi” dall’ordinanza del Tribunale di Bologna (pag. 1084), si legge: “il gruzzoletto … al sindaco … glielo dobbiamo dare … se no quello ci mette i bastoni tra le ruote!” (Corriere della Calabria, 2 febbraio 2015).
Parole sconvolgenti che si commentano da sole. Che arrivano dopo circa un anno della puntata di Report che ci mostrò le visite a Crotone di Tosi e della sua fondazione che era in cerca di voti. Ma fu proprio Report in un’intervista al collaboratore di giustizia Luigi Bonaventura a mostrarci i verbali dove si parlava per la prima volta delle infiltrazioni della famiglia Grandi Aracri proprio a Verona, e di un presunto patto tra i boss e la Lega Nord. Dopo quella puntata Tosi attaccò il giornalista di Report, e fece addirittura una finta ordinanza provocatoria contro i calabresi per esorcizzare e schernire l’allarme ‘ndrangheta. Ora l’ordinanza, quella vera della magistratura, è arrivata e da questa si ricava che la ‘ndrangheta a Verona ci sarebbe. E c’e’ da scommettere che presto ne arriveranno altre.
Se siamo assolutamente convinti che l’amministrazione locale a Verona sia connotata da malgoverno e abbia avuto vari episodi di corruzione – di recente confermata dalle sentenze di condanna per mazzette dell’ex vicesindaco Giacino e per i bandi truccati dei dirigenti Agec (indagine avviata dagli esposti del sottoscritto), in attesa dell’esito del processo sulla Parentopoli locale – stentiamo a credere che i tentacoli della ‘ndrangheta abbiano abbracciato la politica scaligera. Non ci crediamo. Non vogliamo crederlo.
Ma al sindaco di Verona chiediamo chiarezza, non battute sarcastiche liquidando il tutto come “spazzatura”. Tosi faccia una conferenza stampa pubblica e dichiari espressamente che non ha mai pranzato con uno dei capi della cosca Grande Aracri. Che non lo ha mai incontrato né ci ha parlato. Che non sa nulla dei loschi affari di questo clan e non li ha mai appoggiati. Lo faccia immediatamente per Verona prima ancora che per sé stesso. Altrimenti il dubbio – che già attanaglia molti veronesi – potrebbe diventare pesante, lacerante, distruttivo.

Michele Croce

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28 Gen
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A VERONA PAGA SEMPRE PANTALONE (veronese o turista che sia…)

Larena 23.01.15Devo essere sincero: mi ero illuso.
Leggendo i titoli dei giornali avevo creduto che fosse arrivata la svolta in Comune: basta aumenti di tasse e via coi tanto (da noi) reclamati tagli alla spesa locale (articolo di VRp del 16.12.2014).
Lieto e fiducioso apro i giornali e leggo: aumento dei biglietti per entrare in Arena (da 6 a 10 euro), biglietti a pagamento per vedere il balcone di Giulietta. Così – ci spiegano – si racimoleranno i milioni necessari “per far quadrare i conti” del Comune.
E’ inutile. Non c’è niente da fare.
Abbiamo a che fare con un’amministrazione locale capace solo di larena 9.12.14mettere le mani nelle tasche: dopo i cittadini, già vessati con la tassazione record di oltre 900 euro di tasse annuali per ciascun veronese neonati compresi, ora tocca ai turisti, linfa vitale dell’economia locale, con rialzi e nuove gabelle.
Perchè la questione non è scegliere chi (tar)tassare: i veronesi o i turisti o entrambi.
La questione vera è che abbiamo a che fare con un’amministrazione locale che non fa quello per cui è stata votata, ovvero tagliare le spese inutili, alleviare la tassazione locale, puntare sul turismo magari anche alzando le tariffe ma nell’ottica di un progetto turistico complessivo definito e chiaro.
Assistiamo invece all’opposto, ad un circo di parenti ed amici (o amiche) assunti negli enti, a scatti di livello per i politichetti locali, a consulenze per i condannati con, sullo sfondo, il macigno del processo su parentopoli che neppure li sfiora.
Assistiamo impietriti al paventato rialzo dei biglietti per i turisti, senza che l’amministrazione si preoccupi di esporre una qualsiasi politica del turismo che giustifichi i rincari annunciati, o di spiegare se i 10 euro pretesi per visitare l’Arena siano concorrenziali con gli 8 euro che si spendono per visitare la Galleria degli Uffici a Firenze o i 12 euro per vedere Colosseo ed il Foro a Roma o i 12 euro per l’intero Louvre a Parigi.
Niente. Il vuoto.
Tappare i buchi del bilancio: questo l’obiettivo.
E allora è chiaro, direi incontrovertibile, che siamo di fronte ad una politica locale preoccupata solo del contingente, di come far quadrare i conti, pur con tutte le marachelle, i sotterfugi e le ruberie (certificate dalle sentenze del Tribunale) di cui i suoi più autorevoli esponenti sono stati autori.
Nessun progetto, nessuna proposta, nessuna idea di città da lasciare alle nuove generazioni.
Sempre di più emerge la necessità di RIPULIRE e RICOSTRUIRE la nostra amata Verona.

Michele Croce

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14 Gen
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Da CHARLIE HEBDO a REPORT. C’E’ un MANIPOLATORE che si AGGIRA a VERONA

charlie reportIntervento di Michele Croce su www.veronasera.it

Il Tribunale di Padova: “Manipolati i file contro Report“.

Si aggira un manipolatore da queste parti.
Un soggetto, evidentemente senza scrupoli, che ha cercato di impedire il reportage-scandalo del coautore di Report Sigfrido Ranucci sul “sistema Verona”, offrendo ai magistrati un frutto avvelenato che aveva il solo scopo di delegittimare sul nascere il lavoro di un giornalista.
C’è chi usa selvaggiamente i mitra per fermare la libertà d’informazione e chi più raffinatamente file manipolati. Proviamo orrore dinanzi ai primi, disgusto dinanzi ai secondi.
La storia è questa. Sigfrido Ranucci sta preparando un’inchiesta sull’amministrazione veronese. Ha in mano informazioni delicate, rapporti tra politici veronesi con famiglie in odore di ’ndrangheta, filmati hard che riguarderebbero il sindaco Tosi e che sarebbero oggetto di ricatto nei suoi confronti. L’inviato di Report fa semplicemente il suo mestiere: si mette in cerca di conferme alle notizie in suo possesso. Alcuni faccendieri vengono a conoscenza del lavoro di Ranucci e avvisano Tosi, e insieme concordano di registrare clandestinamente il giornalista.
I “protagonisti” sono circoscritti: i faccendieri Borsato e Giacobbo che registrarono Ranucci in accordo con Tosi, Flavio Tosi che ricevette i file e li portò al Procuratore Capo di Verona, il responsabile della Fondazione Ricostruiamo il Paese Cristiano Maccagnani che pubblicò i file clandestini sul web.
Proprio in base ai  contenuti delle registrazioni  scaturirono una serie di denunce che stranamente non colpirono chi aveva diffuso quei file, ma la vittima di quelle registrazioni Sigfrido Ranucci.
Tra coloro che hanno querelato c’è anche  l’ex comandante provinciale della Guardia di Finanza di Verona Bruno Biagi, che dopo la trasmissione di Report è finito indagato per i contributi ricevuti dalla moglie dal Comune di Verona e dalla Fiera, concessi per organizzare una mostra di pittura. Biagi denunciò Ranucci per averlo diffamato, quella denuncia venne trattenuta a Verona dal procuratore Schinaia che in soli 23 giorni citò in giudizio il giornalista di Report, certo della sua colpevolezza proprio per quello che aveva sentito in quei file. L’inchiesta poi finisce in quella che avrebbe dovuto essere da subito la sede naturale, Padova, visto che le registrazioni clandestine erano state effettuate in quella città.
Oggi l’archiviazione. E il  Pubblico Ministero di  Padova, Roberto Benedetti scrive: “alla luce anche di indagini tecniche foniche sul CD, le frasi incriminate sono state accostate pur essendo presenti nel contenuto del dialogo in posizioni differenti; nel file audio depositato in Procura sono risultati poi dei tagli o insert dato coerente con manipolazioni o modifiche del dato originale”.
In poche parole quei file sono stati taroccati.
Per mano di chi?
Noi non lo sappiamo. Resta il fatto che tra noi si aggira una persona senza scrupoli, una persona capace di creare prove false per delegittimare come uomo e giornalista l’inviato di Report con il fine ultimo di impedire alla trasmissione giornalistica più famosa d’Italia di fare il suo dovere: squarciare il velo sull’amministrazione locale.
Provo sconcerto di fronte a quest’ultimo episodio che coinvolge Verona e i veronesi. Vigiliamo sui terroristi e sui manipolatori perché in comune hanno il desiderio di limitare la libertà d’informazione, la libertà di tutti noi di essere informati.

Michele Croce

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