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22 Mar
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L’EQUAZIONE DELLA CORRUZIONE (di Riccardo Pelizzo – parte seconda)

corruzioneL’EQUAZIONE DELLA CORRUZIONE

Sul perché esista la corruzione si sono scritti numerosi volumi. Alcuni hanno sottolineato che la corruzione è il risultato di un imperfetto sviluppo politico, altri hanno sottolineato invece come possa servire per oliare il sistema e renderlo più funzionante, altri hanno cercato di fornire una spiegazione culturale della corruzione, ed altri infine hanno cercato di spiegarla in termini istituzionali. Insomma sviluppo politico, funzionalità, cultura ed istituzioni sono state tutte utilizzate per spiegare perché via sia la corruzione. Al contrario di queste spiegazioni che hanno tutte un approccio macro, cioè sociale o aggregato, altri studi si sono chiesti invece perché un determinato individuo (approccio micro) sia o diventi corrotto. Una di queste spiegazioni, formulata da Klitgard nel 1998, ci dice che la propensione di un individuo ad essere corrotto dipende da tre fattori: dal fatto che l’ufficiale pubblico abbia o meno una sorta di potere di monopolio, che abbia ampi margini di discrezionalità e che non debba render conto del suo operato—cosa che in inglese si esprime con il termine accountability e che io chiamo qui responsabilità, proprio nel senso di dare delle risposte, render conto e giustificare le proprie azioni. Klitgard ha utilizzato queste tre variabili per formulare un’equazione della corruzione:

Corruzione = Monopolio + Discrezionalità – Responsabilità

Questa equazione offre una lezione chiara, ovvero che per combattere la corruzione si devono contrastare le condizioni in cui ad un pubblico ufficiale è permesso di aver una sorta di potere di monopolio, si devono ridurre i margini di discrezionalità (non si deve agire secondo l’umore o l’inclinazione del momento, ma si devono seguire dei protocolli) e, soprattutto, si deve esigere che i pubblici ufficiali, gli amministratori pubblici, i governanti rendano regolarmente conto del loro operato — che spieghino cioè cosa hanno fatto, perché, a quale costo e con quale risultato. Gli studi condotti negli anni hanno mostrato che dove questo accade, la corruzione è virtualmente inesistente.

Riccardo Pelizzo

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20 Mar
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CORRUZIONE E SVILUPPO (di Riccardo Pelizzo – parte prima)

corruzioneCORRUZIONE E SVILUPPO

Per molti anni la corruzione è stata colpevolmente ignorata ed era considerata come uno di quei temi di cui non è educato parlare.Le organizzazioni che si occupano, a livello mondiale, di promuovere lo sviluppo economico consideravano la corruzione come un problema politico che quindi esulava dalle loro competenze e per decenni la corruzione è potuta crescere indisturbata. Dalla metà degli anni novanta sappiamo invece che la corruzione non è una questione semplicemente politica, ma ha delle gravi conseguenze socio-economiche. La corruzione spreca le risorse pubbliche, scoraggia gli investitori, e punisce la meritocrazia. Il risultato è quindi che la corruzione rappresenta una vera tassa sulla crescita e sullo sviluppo economico di un paese. Le analisi condotte da Dani Kaufmann e dai suoi collaboratori hanno dimostrato che indipendentemente da come uno misuri lo sviluppo economico, la conclusione è sempre che la corruzione ostacola la crescita e lo sviluppo. Non a caso, nei paesi in cui la corruzione raggiunge livelli più alti, vi è un più alto tasso di analfabetismo, di mortalità infantile, la vita media della popolazione è più bassa, il prodotto interno lordo pro capite è più basso. Per cui nei paesi con un più alto tasso di corruzione si è più poveri, si vive peggio, e si vive meno. La corruzione è piaga sociale, che colpisce tutti, e che colpisce soprattutto le fasce sociali più deboli.  Una conclusione che viene suggerita non solo dal fatto che la mortalità infantile è più alta, ma anche dal fatto che nei paesi in cui la corruzione è più alte si registrano i valori più alti di disuguaglianza perché la ricchezza è distribuita in maniera estremamente disomogenea. I ricchi sono più ricchi ed i poveri sono più poveri e le differenze fra gli uni e gli altri sono maggiori. La lezione che si deve trarre da queste analisi è chiara: combattere la corruzione è una condizione essenziale per far crescere l’economia e per avere una società più equa.

Riccardo Pelizzo

P.S. La letteratura sul tema è sconfinata, anche se gli studi fondamentali sui costi della corruzione rimangono quelli di Susan Rose-Ackermann e Dani Kauffman.  Per chi non legge l’inglese ma vuole saperne di più rimando al mio saggio “Corruzione e sviluppo” in Riccardo Pelizzo, le strategie della crescita, Napoli, Guida, 2012.

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12 Mar
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UN’ARMA MICIDIALE PER VERONA PULITA (LA BATTAGLIA STA PER INIZIARE)

corruzione1UN’ARMA MICIDIALE PER VERONA PULITA (LA BATTAGLIA STA PER INIZIARE)

E’ nel DNA di Verona Pulita combattere le bande pubbliche e private che scorrazzano a Verona. “Pulire per ricostruire”. Molto materiale è stato acquisito nel corso di questi mesi: è questione di giorni, lo renderemo pubblico attraverso il nostro blog, unico strumento di comunicazione non filtrato, non mediato, non limato. La verità dura e pura. Per far questo, per porre fine alla corruzione dilagante che opprime (buona) politica e (sana) economia, in soccorso dagli USA è arrivata un’arma micidiale. Si unisce a Verona Pulita il prof. Riccardo Pelizzo, uno dei massimi politologi mondiali, che dopo aver insegnato alla Johns Hopkins University (USA), è stato professore a Singapore ed in Australia, fa parte del comitato scientifico di Politics and Policy di cui è stato direttore associato per l’Asia. Consulente della Banca Mondiale è specializzato nel preparare i parlamenti a combattere la corruzione e ridurre lo spreco di denaro pubblico. Sue proposte hanno ispirato leggi in vari Stati nel mondo. http://works.bepress.com/riccardo_pelizzo/. Da oggi collabora con Verona Pulita. Se Riccardo ci è riuscito nelle Filippine ed in Tanzania, noi ci riusciremo a Verona e nel Veneto.

Michele Croce

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03 Mar
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L’ITALIA DIVISA

Tricolore Italia divisaL’ITALIA DIVISA

A mente fredda, trascorsi cinque giorni dalle elezioni, una considerazione mi viene da fare. I numeri tutti li conoscono, non ci tornerò. Oltre i numeri una cosa mi pare evidente: l’Italia è divisa. Ci sono due blocchi che si fronteggiano.

Il primo, costituito da chi soffre: dai disoccupati ai cassintegrati, dai precari ai giovani mercenari (ovvero che si vendono all’estero pur di sperare in un futuro), dagli artigiani che chiudono agli imprenditori che si uccidono, dagli esodati ai poveri pensionati. Tutti questi vogliono una via d’uscita, hanno votato il cambiamento e desiderano prima di tutto eliminare una classe dirigente degenerata.

Il secondo blocco, rappresentato da chi tenta di mantenere lo status quo: dall’esercito di politicanti che vivono di politica  a quei furbi imprenditori che ungono e godono della politica, da tanta parte dei dipendenti pubblici ai ricchi pensionati, dagli evasori fino ad arrivare a tutti quei parassiti che, crisi o non crisi, vivono segretamente ma serenamente sulle spalle degli italiani.

E’ scontro – anche generazionale – vero e non ci può essere accordo. I primi contro i secondi. Siamo appena all’inizio. Al prossimo voto – ritengo a breve – ci sarà il fischio finale.

Ciascuno scelga da che parte stare.

Noi certamente dalla parte di chi soffre ed esige il cambiamento.

Michele Croce

 

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